Una ricerca interessante.

Domenica prossima verrà inaugurato l’anno oratoriano e, per l’occasione, abbiamo preparato una serie di “quadri” che partendo da San Filippo Neri, passando per Don Bosco e per il card. Ferrari, ricostruiscono la storia degli oratori per poi arrivare a documentare l’attività svolta dall’oratorio di Arcellasco n negli ultimi 50 anni circa… In particolare viene documentata l’attività dei gruppi dei preadolescenti, degli adolescenti e dei giovani della parrocchia di Arcellasco.

Per arrivare a costruire questa storia, è stato necessario documentarsi: abbiamo tratto notizie e documenti da libri presi in biblioteca, da internet, dall’archivio fotografico del nostro gruppo. Alla fibe di questo lungo e impegnativo lavoro possiamo fare alcune considerazioni.

In tempi molto travagliati, san Filippo Neri (Roma era stata devastata dal saccheggio dei lanzichenecchi, lo scisma protestante) e Don Bosco (moti rivoluzionari, guerre, rivoluzione industriale senza regole) hanno saputo con l’ottimismo della fede operare per il bene della Chiesa e della società in cui vivevano. Lo hanno fatto partendo dai giovani, perché, in tempi di crisi, sono loro i più fragili, ma é da loro che dipende la possibilità di cambiare il mondo, di renderlo più vivibile e più giusto.

Anche noi viviamo tempi molto difficili: si sta verificando un cambiamento epocale che mette in discussione ogni nostra sicurezza. Questo non ci deve vedere rassegnati e nostalgici, ma dobbiamo, come ci hanno insegnato San Filippo Neri e San Giovanni Bosco, aver cura dei nostri giovani, infondere in loro speranza, amore per la vita e fiducia nel futuro ed è questo che noi come comunità parrocchiale intendiamo fare nel nostro oratorio. Le famiglie pertanto devono sapere che, nelle tante persone che vi operano, possono trovare degli alleati e un valido aiuto per l’educazione dei propri figli.

Cara Giorgia, ….

Cara Giorgia,

forse, ma non ne sono sicura, non mi sarà addebitata sul conto corrente la tassa di circolazione per l’anno prossimo e ti ringrazio, ma non credo che questo cambierà la vita nè a me né a nessun altro; tuttavia questo provvedimento costerà allo Stato circa due miliardi e mezzo di euro ( che non sono noccioline…).

Perchè non spendere questi soldi sulla sanità pubblica? Perchè non rendere più appetibili gli stipendi dei sanitari (medici e infermieri) in modo da fermare la fuga verso il privato o addirittura verso paesi stranieri (leggi Svizzera, qui da noi)?

Io e tantissimi altri, come me, siamo ogni giorno alle prese con la difficoltà di ottenere un appuntamento per una visita specialistica e quando ci riesci devi però aspettare anche più di un anno … e quindi, se puoi pagare, ti rivolgi al privato con una spesa che supera di gran lunga il costo del bollo auto; se non puoi pagare, rinunci a curarti e aspetti che il tuo destino si compia…

Ma certamente, se si facesse la scelta di rendere più efficiente la sanità pubblica, potrebbero risentirne le strutture private e qualche amico potrebbe offendersi…

Invece regalando alle famiglie il bollo auto, c’ è la speranza fondata che gli Italiani ricambino la cortesia in cabina elettorale, vero Giorgia? Ma io non sarò tra costoro.

Con rassegnazione porgo i miei saluti.

Diana

Film: La vita da grandi

Su Raiplay è disponibile il film “La vita da grandi” che mi ha molto coinvolto.

E’la storia di Irene, una ragazza che vive e lavora a Roma, mentre la sua famiglia di origine vive a Rimini.

Un giorno una telefonata viene a interrompere la sua tranquilla quotidianità: sua madre deve allontanarsi da casa per un po’ di giorni e Irene deve tornare a casa per accudire Omar, il fratello maggiore affetto da autismo.

La mamma le lascia tutte òe istruzioni su cosa fare e su cosa non fare con Omar. Irene rimane allibita constatando come il fratello,o ormai quarantenne, dipenda dalle cure della madre in tutte le piccole cose della vita quotidiana e decide che è necessario sottoporre Omar a un corso accelerato di “vita da adulto”” . Omar ha una passione: vuol diventare un rapper, ma non ha mai potuto far nulla per realizzare il suo sogno perché la madre teme la sua reazione in caso di insuccesso…. Ma la vita da adulti deve prevedere la possibilità di scegliere e di sbagliare e questo vale per Omar come per tutti. Il film narra vari episodi di questo percorso che i due fratelli vivono insieme, per la prima volta nella vita, davvero vicini.

Imparano a conoscersi meglio ad apprezzarsi, a confidarsi … entrambi escono da questa esperienza migliori di quanto lo siano mai stati.

E’ veramente un bel film, molto ben interpretato e fa riflettere. Quanto coraggio e lucidità occorrono a una madre per non cadere nella tentazione di proteggere il figlio disabile da tutto e da tutti a oltranza per paura che le difficoltà e i rischi che la vita inevitabilmente impone , non possano essere affrontati dal loro figlio?

Eppure la scelta di stimolare il figlio “diverso” affinché raggiunga tutta l’autonomia che le sue potenzialità gli consentono è l’unica, vera scelta d’amore.

Chi volesse saperne di più, può cliccare su questo link

Incontri nelle frazioni con l’assessore alle politiche sociali.

Chi abita a Erba e ne conosce la storia sa benissimo quanto la popolazione resti ancora legata alla propria frazione (erano sette i comuni che si sono uniti e hanno dato luogo all’odierna città di Erba).

Per questo, giustamente, l’assessore Maria Francesca Frigerio (il suo nome non lo trovate sul sito del Comune che non viene aggiornato da tempo) responsabile delle Politiche Sociali, ha programmato, per il secondo anno consecutivo, un incontro per ogni frazione per informare i cittadini sui servizi che il Comune mette a disposizione per venire incontro alle esigenze delle persone anziane o comunque in difficoltà.

Il primo evento avrà luogo lunedì 21 settembre presso la parrocchia di Arcellasco alle ore 15:30. Sono contenta di contribuire a far conoscere questa iniziativa perché questo tipo di informazioni può aiutare le famiglie e gli anziani soli a gestire situazioni di indubbia difficoltà.

Grazie, Maria Francesca!

Qui sotto la locandina dell’evento.

Vite rubate.

E’ accaduto ancora una volta…. Un giovane di 22 anni morto in un incidente stradale questa mattina poco dopo le 7…

L’articolo linkato qui sopra non specifica le circostanze dell’accaduto, ma spesso in casi simili si è trattato di giovani reduci da interminabili nottate trascorse in discoteca o in altri locali, dove i ragazzi sono frastornati per ore da musica assordante, a cui si aggiungono alcolici o altre sostanze anche più deleterie.

Quale può essere lo stato psico-fisico di chi ha passato tutta la notte ad agitarsi al ritmo della musica o a bere oltre i limiti? Come ci si può mettere al volante?

Quando i ragazzi capiranno che ci si può divertire anche cominciando a ballare alle 10 di sera e non all’una di notte? Tutti i locali dovrebbero chiudere e non si dovrebbero più vendere alcolici già a quell’ora.

Non sembrerebbe difficile mettersi d’accordo su questo problema, eppure non si fa nulla e le famiglie vivono con angoscia i fine settimana … poi inesorabilmente qualche ragazzo finisce la sua vita così, in modo atrocemente assurdo e ai poveri genitori (e a tutti noi) non resta che piangere le troppe giovani vite rubate.

Il Nepal non è così lontano…

E’ già sparita dalle prime pagine dei giornali la notizia della tragedia accaduta in Nepal: sembra che tutti abbiamo fretta di dimenticare le tragedie originate dal cambiamento climatico. Pensarci fa male: il pensiero va ai nostri figli, ai nostri nipoti, che dovranno affrontare questo problema immane, frutto della superficiale e dissennata avidità della nostra generazione. Allora meglio pensare ad altro: a fare la guerra, a riarmarsi, a riempire di asfalto e cemento ogni spazio verde superstite e andare incontro al disastro ad occhi bendati.

Segnalo, a chi volesse sottrarsi a questa comoda, ma tragica, apatia collettiva, di leggere questo bell’articolo su Avvenire.

Poesia: Agosto (F. G. Lorca)

Agosto.
Controluce a un tramonto
di pesca e zucchero.
E il sole all’interno del vespro,
come il nocciolo in un frutto.

La pannocchia serba intatto
il suo riso giallo e duro.

Agosto.
I bambini mangiano
pane scuro e saporita luna.

Immagini insolite quelle che G. Lorca ci propone in questa poesia: il sole che tramonta e dipinge il cielo coi colori della pesca, è paragonato al nocciolo di un frutto. I bambini sanno gogdere della bellezza della sera inciiente e mangiano il loro pane ner contemplando la luna che appare nel cielo

16 Agosto….ricordando mia madre.

Suo padre, che era sopravvissuto alla vita di trincea, ai cannoni austriaci, ai cecchini, a Caporetto, era tornato a casa in licenza dopo la firma dell’ armistizio: era felice perchè la guerra era finita e lui sarebbe potuto tornare a casa definitivamente. Mia madre, che aveva  9 anni, lo vide per l’ ultima volta andarsene da casa fischiettando, mentre salutava lei e i suoi fratelli. Era ancora molto giovane, ma questo non impedì alla famigerata epidemia di “spagnola” di stroncarlo in pochi giorni  e la notizia arrivò come un fulmine a ciel sereno.

Da quel momento per mia madre, che era la maggiore dei quattro figli già nati, mentre l’ ultima era in arrivo, finì la fanciullezza e cominciò la vita dura: non potè più andare a scuola e dovette lavorare  nei campi e nella fattoria di proprietà del nonno materno insieme al fratello poco più piccolo di lei. Ogni mattina si alzava all’alba per fare la sfoglia e poichè era ancora troppo piccola, doveva salire su un panchetto per poterla stirare a dovere.

Crescendo, aumentarono gli impegni di lavoro, ma questo non spense la sua passione per il ballo e per la musica.  Raccontava  sorridendo di quanto fosse bravo suo fratello come ballerino e lei certo non era da meno quando ballavano in coppia nelle feste di paese (ricordo che a volte si metteva a ballare in casa tenendo in mano una scopa, quando sentiva un liscio per radio)

Poi conobbe mio padre e si sposarono: erano molto poveri, ma tutti e due si rimboccarono le maniche e riuscirono a mantenere sempre dignitosamente la famiglia che via via si allargava. Mio padre andava per mercati, mia madre lavorava nelle fattorie vicine per la vendemmia o la mietitura o per la raccolta delle mele o del mais. Questi lavori naturalmente si aggiungevano alle fatiche di mandare avanti una famiglia con cinque figli: alzarsi all’ alba per accendere la stufa, fare la pasta in casa, fare il bucato a mano, attingere l’ acqua al pozzo, ecc.

Eppure non credo di averla mai sentita lamentarsi.  Quando sua madre fu colpita da ictus, la assistette per 15 anni con amore e rispetto e lo stesso fece poi quando mio padre si ammalò di Alzheimer: lei era allora ormai ottantenne, ma non si arrese e gli fu accanto, per 7 anni, fino all’ ultimo respiro. Quando le dicevamo di prendere qualche aiuto, rispondeva risoluta indicando il letto dove giaceva mio padre:- Questo è il mio posto!- e non ammetteva repliche.

E’ stata una donna come tante, ma con un’ attenzione particolarissima per la sofferenza e per la cura di ogni vita, sia quella che sbocciava, sia quella che era ormai al tramonto.

Non è mai andata dalla parrucchiera, non si è mai truccata, non ha mai speso molto per sè. Ricordo che un’ estate, per la prima volta, avevo guadagnato un po’ di soldi con le lezioni private e, avendo notato che da parecchio non aveva più la borsetta, andai nel negozio del paese, da Braglia, e gliene comprai una. Non era molto bella, ma lei l’ ha poi sempre conservata .

Negli ultimi anni della sua vita, quando l’ accompagnavo al cimitero, mentre passava dinanzi alle tombe di chi aveva conosciuto, salutava ognuno di loro a voce alta e citava per ognuno un ricordo, poi aggiungeva:- Presto arriverò anch’ io….- ma lo diceva con dolcezza,  come chi si è già distaccato dalla vita senza rimpianti e senza paura.

Oggi compirebbe 116 anni e mi piace pensarla in compagnia di tutti coloro cui ha voluto bene, senza misurare mai la fatica che questo comportava. Buon compleanno, mamma!