Il Nepal non è così lontano…

E’ già sparita dalle prime pagine dei giornali la notizia della tragedia accaduta in Nepal: sembra che tutti abbiamo fretta di dimenticare le tragedie originate dal cambiamento climatico. Pensarci fa male: il pensiero va ai nostri figli, ai nostri nipoti, che dovranno affrontare questo problema immane, frutto della superficiale e dissennata avidità della nostra generazione. Allora meglio pensare ad altro: a fare la guerra, a riarmarsi, a riempire di asfalto e cemento ogni spazio verde superstite e andare incontro al disastro ad occhi bendati.

Segnalo, a chi volesse sottrarsi a questa comoda, ma tragica, apatia collettiva, di leggere questo bell’articolo su Avvenire.

Poesia: Agosto (F. G. Lorca)

Agosto.
Controluce a un tramonto
di pesca e zucchero.
E il sole all’interno del vespro,
come il nocciolo in un frutto.

La pannocchia serba intatto
il suo riso giallo e duro.

Agosto.
I bambini mangiano
pane scuro e saporita luna.

Immagini insolite quelle che G. Lorca ci propone in questa poesia: il sole che tramonta e dipinge il cielo coi colori della pesca, è paragonato al nocciolo di un frutto. I bambini sanno gogdere della bellezza della sera inciiente e mangiano il loro pane ner contemplando la luna che appare nel cielo

16 Agosto….ricordando mia madre.

Suo padre, che era sopravvissuto alla vita di trincea, ai cannoni austriaci, ai cecchini, a Caporetto, era tornato a casa in licenza dopo la firma dell’ armistizio: era felice perchè la guerra era finita e lui sarebbe potuto tornare a casa definitivamente. Mia madre, che aveva  9 anni, lo vide per l’ ultima volta andarsene da casa fischiettando, mentre salutava lei e i suoi fratelli. Era ancora molto giovane, ma questo non impedì alla famigerata epidemia di “spagnola” di stroncarlo in pochi giorni  e la notizia arrivò come un fulmine a ciel sereno.

Da quel momento per mia madre, che era la maggiore dei quattro figli già nati, mentre l’ ultima era in arrivo, finì la fanciullezza e cominciò la vita dura: non potè più andare a scuola e dovette lavorare  nei campi e nella fattoria di proprietà del nonno materno insieme al fratello poco più piccolo di lei. Ogni mattina si alzava all’alba per fare la sfoglia e poichè era ancora troppo piccola, doveva salire su un panchetto per poterla stirare a dovere.

Crescendo, aumentarono gli impegni di lavoro, ma questo non spense la sua passione per il ballo e per la musica.  Raccontava  sorridendo di quanto fosse bravo suo fratello come ballerino e lei certo non era da meno quando ballavano in coppia nelle feste di paese (ricordo che a volte si metteva a ballare in casa tenendo in mano una scopa, quando sentiva un liscio per radio)

Poi conobbe mio padre e si sposarono: erano molto poveri, ma tutti e due si rimboccarono le maniche e riuscirono a mantenere sempre dignitosamente la famiglia che via via si allargava. Mio padre andava per mercati, mia madre lavorava nelle fattorie vicine per la vendemmia o la mietitura o per la raccolta delle mele o del mais. Questi lavori naturalmente si aggiungevano alle fatiche di mandare avanti una famiglia con cinque figli: alzarsi all’ alba per accendere la stufa, fare la pasta in casa, fare il bucato a mano, attingere l’ acqua al pozzo, ecc.

Eppure non credo di averla mai sentita lamentarsi.  Quando sua madre fu colpita da ictus, la assistette per 15 anni con amore e rispetto e lo stesso fece poi quando mio padre si ammalò di Alzheimer: lei era allora ormai ottantenne, ma non si arrese e gli fu accanto, per 7 anni, fino all’ ultimo respiro. Quando le dicevamo di prendere qualche aiuto, rispondeva risoluta indicando il letto dove giaceva mio padre:- Questo è il mio posto!- e non ammetteva repliche.

E’ stata una donna come tante, ma con un’ attenzione particolarissima per la sofferenza e per la cura di ogni vita, sia quella che sbocciava, sia quella che era ormai al tramonto.

Non è mai andata dalla parrucchiera, non si è mai truccata, non ha mai speso molto per sè. Ricordo che un’ estate, per la prima volta, avevo guadagnato un po’ di soldi con le lezioni private e, avendo notato che da parecchio non aveva più la borsetta, andai nel negozio del paese, da Braglia, e gliene comprai una. Non era molto bella, ma lei l’ ha poi sempre conservata .

Negli ultimi anni della sua vita, quando l’ accompagnavo al cimitero, mentre passava dinanzi alle tombe di chi aveva conosciuto, salutava ognuno di loro a voce alta e citava per ognuno un ricordo, poi aggiungeva:- Presto arriverò anch’ io….- ma lo diceva con dolcezza,  come chi si è già distaccato dalla vita senza rimpianti e senza paura.

Oggi compirebbe 116 anni e mi piace pensarla in compagnia di tutti coloro cui ha voluto bene, senza misurare mai la fatica che questo comportava. Buon compleanno, mamma!

Disavventura ferragostana.

Al ritorno dalla mia breve vacanza ho trovato il lavandino della cucina, che da tempo dava segni di sofferenza, completamente otturato e, visto che attendo ospiti, era necessario intervenire urgentemente.

Per primo ho chiamato un ragazzo che altre volte era riuscito ad aiutarmi in queste faccende. Prontamente M. è venuto e ha smontato i tubi riuscendo a liberarli, ma al momento di rimontarli ecco che il vecchio tubo di collegamento all’impianto condominiale si è sbriciolato …. Il mio giovane amico ha perciò rinunciato a proseguire i lavori: occorreva l’attrezzatura di un professionista.

Eccomi allora al telefono: consulto su internet le pagine dedicate agli idraulici della zona, ma il telefono squilla invano … Ci sono le aziende di pronto intervento attive 24/7 (cioè capisco che sono disponibili 24 ore al giorno tutti i giorni della settimana) ed evito di chiamarle perchè è chiaro che mi faranno pagare un occhio della testa.

Chiamo una “termoidraulica” che mi risponde, ma gentilmente dice che alcuni operai sono in ferie e che non hanno possibilità di intervenire; chiamo un’altra termoidraulica che subito mi assicura che il tecnico arriverà entro un paio d’ore…. meno male …

Alle 13:30 arriva un ragazzo che proviene chiaramente da un paese dell’est-Europa, entra, guarda sotto al lavandino e telefona al suo capo per spiegare il tipo di intervento da eseguire e quindi fare un preventivo. Chiude il telefono e mi dice: – 350 euro—

Io resto allibita e decisamente replico che non ci sto, perchè mi sembra troppo chiaro che si vuole approfittare della situazione; il ragazzo allora dice che può scendere a 280 euro; io sono tentata di sbattergli la porta in faccia, ma poi penso che non riuscirò a trovare altri tecnici disponibili e a, mio malgrado, gli dico di procedere coi lavori.

Il ragazzo procura i pezzi di ricambio necessari e nel giro di un’ora e mezza porta a termine il lavoro. Al momento di pagare col bancomat la somma che mi viene chiesta è di 260 Euro.

Mi chiedo in che mondo viviamo se è consentito prendere per la gola chi è in difficoltà … Non c’è modo di stabilire una tariffa oraria alla luce del sole? IL tecnico che voleva farmi credere di obbedire a degli ordini, come ha poi potuto farmi uno sconto?

Troppe cose non sono chiare, ma una cosa è certa: meglio non aver bisogno di un idraulico in tempo di ferragosto!!!

In Val di Sole.

Da tanti anni non andavo in montagna e la settimana scorsa in Val di Sole mi ha riportato agli anni della mia prima giovinezza.

Che dire di questa bellissima valle e delle Valli vicine , Val di Rabbi, Val di Pejo? Ovunque foreste di altissime aghifoglie, prati di velluto, fiumi e torrenti che formano laghetti in cui guizzano numerosissime le trote.

I centri abitati sono ordinatissimi ; le strade sono pulite, i balconi delle case mostrano sontuosi vasi di gerani e i giardini pieni di fiori colorano il paesaggio.

Siamo andati per sentieri impervi e abbiamo raggiunto rifugi che ci hanno offerto ristoro; abbiamo visitato un’area faunistica in cui vivono cervi e caprioli; abbiamo incontrato una signora quasi centenaria che ci ha raccontato come si viveva in quei paesi di montagna tanti anni fa.

Abbiamo incontrato una ragazza giovanissima che da sei anni vive tutto l’anno in una piccola frazione abitata soltanto da quaranta persone e lavora come architetto da remoto , ma fa anche la guida turistica raccontando ai visitatori la vita nei masi.

Non ci sono cestini per i rifiuti in giro , ma si trovano qua e là cartelli che invitano a portarsi a casa i propri rifiuti.

Se a tutto questo si aggiunge il piacere di un’ottima compagnia di amici e amiche, il piacere di conversazioni interessanti e di lunghe partite a burraco, credo sia facile capire che questa vacanza è stata davvero un momento da ricordare.

Giovani violenti.

Ieri pomeriggio mi sono imbattuta in un servizio televisivo che raccontava dell’aggressione del branco a un anziano, che è stato preso a calci quando era già a terra.. Il presunto responsabile parrebbe un ragazzo di 18 anni, ma nel gruppo c’erano anche ragazzini più giovani.

Questo è solo uno dei tanti casi che le cronache di questi tempi raccontano e ogni volta ci si meraviglia di come ciò possa accadere e ci si chiede come mai ci sia tanta violenza tra i giovani….allora si tira in ballo l’insensibilità emotiva e si invoca l’introduzione dell’educazione affettiva nelle scuole….

Certo non guasterà parlare di sentimenti e di emozioni, ma io mi chiedo a cosa possa servire tutto questo quando continuiamo a far tenere tra le mani dei nostri ragazzi, anche piccolissimi, tanti video giochi in cui si deve inseguire il nemico e ucciderlo o essere uccisi e questo “gioco” si può protrarre per ore.

Quale può essere il risultato? Che questi ragazzi sono indotti ad “anestetizzarsi” di fronte al dolore e alla morte: , altrimenti continuare il gioco sarebbe impossibile. Rimenendo insensibili invece tutto può accadere di nuovo, all’infinito….e questo modo di sentire a poco a poco entra nelle anime più fragili e diventa parte della vita reale.

Se un anziano ti rimprovera perchè hai rotto un vetro con una pallonata, diventa quel nemico che hai inseguito per ore davanti allo schermo e allora perchè non infierire prendendolo a calci in testa?

Preghiera

Signore,

vedo l’ingiustizia fatta sistema,

la prepotenza di chi sa di essere più forte;

sento le grida di chi soffre fame e freddo

e quella delle madri che piangono i figli

morti per chiedere libertà, giustizia e dignità.

Ma io cosa posso fare se non pregare?

Tu, Signore, puoi aprire i cuori più induriti,

puoi confondere chi perpetra crimini orrendi

puoi dare forza e coraggio a chi può opporsi

con efficacia a tante sofferenze e tanto male.

Ascolta le preghiere di chi Ti invoca.

Grazia o non grazia?

Certamente il caso del sig. Roggero fa discutere: nessuno può compiacersi del fatto che un commerciante già in età avanzata finisca in carcere, ma non poteva certo sperare in una assoluzione.

Credo che se avesse sparato all’interno della gioielleria, quando era sotto la minaccia violenta dei rapinatori, forse non ci sarebbe nemmeno stato un processo: poteva invocare la legittima difesa….. ma lui ha rincorso i rapinatori per la strada mentre stavano fuggendo e chi fugge non sta mettendo in pericolo la vita di chi lo insegue (non mi risulta che i rapinatori, fuggendo, abbiano sparato).

In questo caso non è legittima difesa, è un desiderio di vendetta, di farsi giustizia da sè, che può anche essere comprensibile in una situazione come quella vissuta dal Roggero ed è per questo che non gli hanno dato l’ergastolo. Lo stato emotivo di uno che ha visto minacciare sul suo posto di lavoro i suoi beni, la sua famiglia e se stesso, lo si può immaginare e certo è stato considerato dal giudice, ma lo Stato non può ammettere che ognuno si arroghi il diritto di fare il giustiziere.

Non ne gioisco, certamente, ma questa sentenza mi pare giusta. Confido che, come capita di solito, per buona condotta il sig Roggero si veda accordati tutti gli sconti di penapervisti dalle norme.