Ad Assisi si parla di pace…

Ad Assisi si sta svolgendo un incontro interreligioso tra i più importanti esponenti delle religioni del mondo, per ricordare l’avvenimento analogo convocato da Papa Giovanni Paolo II, 40 anni fa, e per rinnovarne le istanze profonde in un momento in cui tende a prevalere il diritto del più forte e la pace sembra un’opzione non più tanto considerata.

Tra i convenuti ha preso la parola il cardinale Zuppi “…Le religioni non benedicono il fratricidio, bestemmia di Dio che dà la vita e imprime la sua immagine in ogni persona». E mai il nome di Dio «può benedire la guerra…Occorre innanzi tutto dare alla pace altre armi, che non quelle destinate ad uccidere e a sterminare l’umanità. Occorrono soprattutto le armi morali, che danno forza e prestigio al diritto internazionale», ha aggiunto.

“Ma dialogare non significa rinunciare a sé stessi, alla propria unicità, alle proprie caratteristiche. Significa piuttosto «incontrarsi restando ciò che siamo e senza negare all’altro la possibilità di essere ciò che è». Ha sottolineato il Gran rabbino di Francia, Haim Korsia.” (da Avvenire.it)

Spero che queste parole giungano agli orecchi di Trump e Netanyahu che parlano di bombe nucleari e di distruzione.

L’alternativa alla pace ai nostri giorni è la distruzione di intere città e di interi popoli, è la negazione dell’umanità e credo invece che la maggioranza delle persone siano del parere che è improrogabile ora più che mai l’imperativo di “RESTARE UMANI”.

Diamo una possibilità alla pace, come dicevano i Beatles: https://www.youtube.com/watch?v=C3_0GqPvr4U&list=RDC3_0GqPvr4U&start_radio=1

UTE: La società spagnola del Cinquecento riflessa nell’opera”Lazarillo de Tormes” – Logica e sacralità del tempo

La prof. Piccolo ci ha proposto un argomento interessante, che ha esposto con la consueta vivacità e passione.

Il racconto “Lazarillo de Tormes” può essere considerato il primo tentativo di romanzo nella letteratura europea. Il termine “lazarillo”, anche oggi, in Spagna, significa “bambino che guida un cieco”. Il libro racconta in prima persona la storia di un bambino che la madre, ridotta in povertà, affida a un cieco perché lo mantenga in cambio dei suoi servigi. Il cieco, però, è molto crudele e Lazarillo scappa e trova via via altri padroni, tra cui un hidalgo decaduto, un escudero, un frate, un venditore di indulgenze, un pittore, un cappellano e un arciprete. Attraverso le peripezie di Lazarillo, l’autore (anonimo, forse un ebreo convertito) critica ferocemente non solo l’ipocrisia e le ingiustizie della società civile spagnola, ma anche la corruzione del clero e della Chiesa.

L’ultimo padrone consente a Lazarillo di intraprendere una sua propria attività e di riscattarsi dalla sua condizione di servo, ma in cambio gli impone il matrimonio con la sua amante. Lazarillo finge di non capire quale sia la realtà dei rapporti della moglie con il cappellano e mette a tacere i pettegolezzi con le minacce. La sua scalata verso la rispettabilità ha un amaro epilogo: il vantaggio economico della sua “sistemazione” viene pagato con la perdita dell’onore e del rispetto di sé stesso.

La forte critica verso la Chiesa ha fatto sì che il libro “Lazarillo de Tormes” circolasse in tutta Europa, tradotto in varie lingue, per solo 5 anni (1554-1559), poi fu messo all’indice.

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LOGICA E SACRALITA’ DEL TEMPO – Difficile dare una definizione di tempo; per sant’Agostino è una dimensione dell’anima, per Bergson il tempo è legato alla coscienza.

Definiamo tempo biologico la durata della vita, sia essa individuale o della specie, di una civiltà o dell’Universo. Il tempo è un anello secondo Nietzsche.

Per i Greci, il tempo era una divinità (Chronos), che divorava i suoi figli; la sua sposa, Reia, riuscì però a salvare l’ultimo figlio, Zeus, che uccise il padre. Con il teatro, i Greci dimostravano la dinamicità del tempo. Il calendario romano prevedeva 10 mesi; fu Giulio Cesare ad aggiungerne due; l’anno cominciava a marzo (in onore di Marte). Il nostro è il calendario modificato nel VI secolo d.C. da Papa Gregorio Magno che introdusse l’anno bisestile per correggere i calcoli precedenti.

Con la rivoluzione industriale, è cambiato anche il ritmo della nostra alimentazione per adattarsi alle esigenze della produzione. Oggi non si può perdere tempo, che è denaro.

Duemila anni prima di Cristo, i Maya avevano un calendario lunare che prevedeva 13 mesi di 28 giorni e il 25 del settimo mese aggiungevano un giorno (per arrivare a 365) e lo definivano “giorno fuori dal tempo”.

Il prof. Creuso propone sempre temi molto originali e inconsueti ed è sempre un piacere ascoltarlo.

UTE: L’ultima cena – Il sistema immunitario

Nella lezione di martedì scorso, la prof. Beretta ci ha intrattenuto sul capolavoro di Leonardo da Vinci “L’ultima Cena”. Questa opera è stata dipinta negli anni 1495/1498, nel refettorio del convento domenicano attiguo alla basilica di Santa Maria delle Grazie. Per il modo di creare le sue opere, Leonardo non poteva usare la tecnica dell’affresco, che richiede tempi brevissimi di esecuzione, perciò utilizzò una “tecnica mista” che risentì ben presto degli effetti negativi del passare del tempo. Per questo sono stati effettuati a più riprese dei restauri che a volte hanno snaturato l’opera stessa e solo recentemente, dopo anni di studi, si è riusciti a recuperarne i caratteri originari.

Leonardo ha colto, con la sua rappresentazione, il momento dell’ultima cena in cui Gesù pronuncia la frase “Uno di voi mi tradirà”, provocando lo scompiglio tra i suoi apostoli. Il fuoco della prospettiva, molto sofisticata, è il volto di Gesù. Gli apostoli sono divisi a gruppi di tre e dai loro visi e dai loro gesti traspare un grande turbamento, soprattutto in quelli più vicini al Cristo.

Leonardo ha impiegato tre anni per portare a termine il suo capolavoro, che risente degli studi compiuti, da questo nostro inarrivabile genio, negli anni trascorsi alla corte degli Sforza a Milano.

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Nella seconda ora di lezione , il prof. Lissoni ci ha parlato di un’altra meraviglia del corpo umano: il sistema immunitario , che ci protegge da batteri, virus e tossine. Anche i vegetali e i batteri hanno un rudimentale sistema immunitario basato su enzimi.

Già nel 430 a. C., Tucidide, durante la peste di Atene aveva notato che chi era sopravvissuto alla malattia , non si ammalava per la seconda volta.; ma dobbiamo arrivare nel XIX secolo per avere il primo vaccino contro la rabbia, messo a punto da Pasteur. Altri scienziati che si sono cimentati in questo campo sono: Lister, Koch e Herlich (premio Nobel 1908).

Il nostro corpo è dotato di un’immunità innata: già il nascituro riceve dalla madre un sistema di anticorpi che lo protegge nei primi mesi di vita; abbiamo inoltre delle barriere naturali che ci proteggono da malattie e infezioni: la barriera cutanea, le mucose che rivestono varie parti del corpo, le lacrime che proteggono gli occhi; abbiamo inoltre gli acidi biliari e gastrici che hanno proprietà disinfettanti. L’immunità innata si attiva in poche ore e ad essa concorrono: timo, milza, vasi linfatici, linfonodi e globuli bianchi (leucociti).

Nel corso della nostra vita possiamo acquisire nuove immunità grazie all’azione dei linfociti che inducono una memoria immunologica, quella che viene attivata anche dai vaccini.

Come sempre il dr. Lissoni sa rendere comprensibili anche le cose più complesse. Grazie!!

Un altro ’48…

“Che 48!!”- si dice ancora oggi dopo quasi due secoli quando il caos e l’anarchia sembrano prendere il sopravvento o quando non capiamo più cosa stia capitando.

Sappiamo tutti che questa espressione è legata a quegli avvenimento del 1848 che videro tutte, o quasi tutte, le capitali europee sconvolte da rivolte popolari per ottenere riforme non più rinviabili.

In questi giorni, sembra che si ripeta lo stesso copione: le agitazioni popolari cominciano dalla Francia e si propagano, per ora, all’Italia e all’Albania. A Milano, molti partecipanti sembrano essere minorenni, col volto coperto e con tanta voglia di violenza.

Penso che i giovani abbiano molte ragioni per essere arrabbiati perchè le prospettive per il loro futuro non sono certo incoraggianti: si ritroveranno tra le mani un mondo sconvolto dal cambiamento climatico, dominato da pochi potentissimi detentori del potere economico e della tecnologia che potranno decidere delle sorti dell’umanità a loro piacimento. E i giovani di oggi avranno un posto, un ruolo dignitoso da svolgere nella società che si sta evolvendo rapidamente verso un’automazione sempre più invasiva? Ai posteri l’ardua sentenza …

Comunque è lecito chiedersi come sia possibile che dei ragazzini di dodici anni fossero tra coloro che lanciavano pietre alla polizia … a quell’età non dovrebbero essere per le strade da soli; dove erano i loro genitori? Sarebbe quasi consolante potersi rispondere che i genitori erano anche loro tra i dimostranti, ma temo che non sia così…

P.S. : vorrei dire a chi scende in piazza per saccheggiare e fare vandalismi che stanno vanificando le richieste di chi scende pacificamente in piazza per rivendicare diritti e condizioni di vita migliori; le rivoluzioni violente non hanno quasi mai cambiato veramente in meglio e in modo duraturo la società: manifestare è lecito, distruggere e incendiare e saccheggiare è controproducente e da vigliacchi

UTE: Vita sociale nel XV e XVI secolo – La Saga dei Tudor

Con la sua lezione, la prof. Granata ci ha fatto percorrere l’evoluzione degli abiti maschili e femminili durante il Rinascimento.

Per secoli uomini e donne hanno continuato a vestire in modo simile, con lunghe tuniche, che coprivano la biancheria intima, ma a metà del Trecento si afferma tra i giovani ricchi la tendenza ad accorciare sempre di più la loro veste, coprendo le gambe con calze attillate e allacciate in vita.

Le donne invece continueranno a portare vesti lunghe fino ai piedi fino a un secolo fa.

Nel 400 gli abiti tendono a seguire la forma del corpo e particolare importanza assumono le maniche, che spesso diventano veri gioielli applicati al busto con bottoni.

Se nel 400 gli uomini non portavano barba e baffi, ma capelli lunghi, nel 500 faceva molto chic avere barbe e baffi fluenti. Sia le donne che gli uomini quando uscivano di casa usavano portare cappelli di varia foggia.

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LA SAGA DEI TUDOR – Dopo la fine della guerra dei cent’anni (con la vittoria dei Francesi capeggiati da Giovanna d’Arco), l’ Inghilterra viene sconvolta a lungo da congiure e complotti che vedono fronteggiarsi per la conquista della supremazia i Lancaster (la Rosa Rossa) e gli York (la Rosa Bianca”). Alla fine di queste lotte sale al trono Enrico VII, primo re della dinastia Tudor e si trova subito di fronte a un grosso problema: le casse dello stato sono tristemente vuote, quindi deve imporre una tassazione piuttosto pesante. Enrico VII è un calcolatore e un buon diplomatico e cerca di pacificare le famiglie nobili che si sono combattute tanto a lungo. Altro problema per lui è quello di avere un erede dalla moglie Elisabetta di York, che gli dà 7 figli, ma solo 4 sopravvivono: Artur, il primogenito che sposa la figlia del re di Spagna, ma muore ad appena 15 anni; Margaret Tudor che sposa il re scozzese Giacomo Stuart; Enrico che salirà al trono col no,e di Enrico VIII; Maria Tudor che sposa il re di Francia Luigi XII.

Oltre che un abile politico (politica matrimoniale oculata), riesce anche a risollevare le condizioni economiche del suo paese, che si fondavano principalmente sull’allevamento delle pecore, la cui lana veniva poi lavorata nelle Fiandre. Enrico allora porta in Inghilterra la filiera della lavorazione della lana e comincia così l’industria tessile inglese. Comprende che l’Inghilterra, essendo un’isola, non può non avere una potente flotta e dà quindi impulso alla costruzione di navi.

La lezione, che la prof. Alberta Sampietro ha esposto con calore e vivacità, è stata seguita dai presenti con vivo interesse; Grazie, Alberta!!

UTE: Casa di Comunita’

Il programma di oggi prevedeva una lezione su Petrarca, che non ho potuto seguire, e una lezione su un argomento di attualità che, credo, possa interessare molte persone: La Casa di Comunità.

La carenza di medici sta obbligando molte persone ad affrontare disagi notevoli quando si trova ad aver bisogno di cure e certamente non pochi hanno avuto contatto per la prima volta con la Casa di Comunità. Oggi la dr.ssa Sabrina Cattaneo, responsabile del distretto di Erba, ci ha illustrato questo nuovo modello di assistenza sanitaria.

Il COVID aveva evidenziato le carenze del nostro Servizio Sanitario Nazionale a livello territoriale e questo ha costretto il Ministero a riflettere su quanto era successo, per poter mettere in atto nuove modalità di assistenza.

Prima di tutto bisognava tenere conto di alcuni problemi : l’invecchiamento della popolazione e il conseguente aumento di malati cronici, la difficoltà di accedere ai servizi, il ricorso improprio ai servizi di Pronto Soccorso e la necessità di integrare servizi sanitari e servizi sociali.

Da questa riflessione è scaturito un nuovo modello di servizi sanitari territoriali che si sta cercando di rendere sempre più efficace con l’intento di: superare la frammentarietà dei servizi, semplificare l’accesso ai servizi stessi, prendere in carico i vari casi con approccio multidisciplinare, assicurare una maggiore assistenza domiciliare e una migliore coordinazione dei servizi.

IL DISTRETTO: è il luogo in cui si raccordano i servizi presenti sul territorio con i bisogni assistenziali della popolazione. Al distretto fanno riferimento: enti locali, ospedali per acuti e ospedali di comunità, RSA (residenze per anziani), RSD (residenze per disabilità), strutture private, medici di base, soggetti del Terzo Settore.

Il primo approccio del cittadino con la Casa di Comunità avviene nel P.U.A. (Punto Unico di Accesso – tel. 031 633 7961 dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 13:30 alle 15:30) dove un assistente sociale accoglie l’utente, che esprime le sue esigenze; l’assistente sociale, individuato il bisogno, attiva e coordina tutti i servizi adeguati a fronteggiare la situazione, contattando, se necessario, i comuni e indirizzando il cittadino verso i servizi sanitari e assistenziali idonei a prendersi cura del suo caso, ad esempio: infermieri di famiglia, assistenti sociali, medici …)

Attualmente chi è rimasto senza medico di base può rivolgersi al medico territoriale a cui si può chiedere un appuntamento telefonando dalle 9 alle 12 al numero: 031 6337926. Durante la prima visita viene redatta una cartella clinica che resta a disposizione di tutti i medici che si avvicendano in questo incarico. In caso di ammalato con grave disabilità sono previste visite domiciliari del medico e dell’infermiere.

Gli ospedali di comunità ospitano fino a 30 giorni pazienti inviati per particolari esigenze dai medici di base o dal medico territoriale o dai medici ospedalieri dopo un ricovero.

Agli ospedali per acuti si accede tramite il Pronto Soccorso.

E’ stata una lezione oltremodo utile e opportuna che ha suscitato un notevole interesse dei nostri soci, i quali vivono sulla loro pelle i gravi disagi di questo momento difficoile del nostro SSN.

Ute: La conquista dell’impero Azteco – Giovanni Boccaccio

La prof. Piccolo ci ha parlato ieri della conquista spagnola dell’impero Azteco, che prosperava nell’odierno Messico da ben 800 anni. La sua capitale, Tenochtitlan, era una splendida città, ben organizzata, costruita su un lago salino. Era collegata alla terra ferma da ponti ed era circondata da isole costruite dagli Aztechi e rese coltivabili.

Nel 1519 arrivò sulle coste messicane un manipolo di 500 uomini guidati da Hernan Cortes, uomo già esperto conoscitore delle Indie Occidentali. Era partito da Cuba e, arrivato in territorio azteco, si alleò con le popolazioni sottomesse. Il re Moctezuma, avendo avuto notizia dell’arrivo imminente di Cortes, gli inviò messaggi amichevoli e lo accolse con solennità, ma Cortes, col pretesto di un presunto complotto, arrestò l’imperatore azteco.

Dopo vicende alterne, sconfitte e vittorie, Cortes nel 1521 riuscì a conquistare definitivamente la capitale grazie anche alla superiorità tecnologica delle proprie armi e alle gravi perdite sofferte dalla popolazione locale a causa del vaiolo, approdato nel Nuovo Continente con gli Spagnoli.

Alla fine Cortes dovette registrare la morte di 100 dei suoi uomini, ma tra gli Aztechi i morti furono centomila.

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GIOVANNI BOCCACCIO – Nato a Certaldo (Fi) nel 1313, era figlio illegittimo di un ricco mercante legato alla potente banca dei Bardi. A 14 anni fu mandato a Napoli per apprendere l’arte mercantile, ma lì comprese che per sua natura era più propenso alla letteratura e alla vita mondana della corte angioina. Sono di questo periodo le sue prime opere letterarie ispirate ai temi classici e alle tradizioni popolari.

Nel 1340 ritornò a Firenze in seguito al fallimento della banca dei Bardi; qui incontrò Petrarca e e approfondì lo studio della Divina Commedia e della poesia di Petrarca. Nel 1348 scoppiò in città una terribile epidemia di peste che ispirò la sua opera più famosa : Il Decamerone.

Poesia: Cade una foglia (G. Deledda)

Cade una foglia che pare
tinta di sole, che nel cadere
ha l’iridescenza di una farfalla;
ma appena giunta a terra
Si confonde con l’ombra, già morta.

E’ bello vedere le foglie che, staccatesi dal loro albero, prendono a volteggiare nell’aria, come brandelli di luce: ti viene da pensare che racchiudano un po’ di quel sole che le ha riscaldate nella bella stagione.

Poi però cadono a terra e la realtà non si può più ignorare: quelle foglie hanno concluso il loro ciclo vitale, come accade, o accadrà, a ogni essere vivente, anche a me.