Non chiamiamoli sciacalli.

Da Wikipedia:

sciacallo (1)“Gli sciacalli occupano una nicchia ecologica simile a quella dei coyote americani, in quanto sono predatori di piccoli animali e, soprattutto, mangiatori di carogne. Sono animali notturni, attivi prevalentemente all’alba e al tramonto.”

Gli sciacalli hanno dunque  una funzione molto positiva nell’ambiente in cui vivono: si nutrono di carogne, quindi sfruttano fonti di energia che altri non potrebbero utilizzare  senza pesare sull’equilibrio del loro habitat e lo mantengono pulito: sono dei preziosi spazzini.

Allora non chiamiamo sciacalli quei figuri che approfittando delle leggi eccezionali in tempo di pandemia hanno usufruito di aiuti di cui non avevano diritto, come parassiti ignobili. Ora si è saputo che cinque deputati e molti politici e amministratori regionali e locali hanno richiesto il sussidio, ma da qualche giorno era anche giunta la notizia di imprenditori che avevano chiesto la CIG per i loro dipendenti pur continuando a farli lavorare in nero.  Quale è il danno alla collettività? In momenti come questo se non ci sentiamo tutti  investiti della responsabilità di contribuire alla rinascita del nostro paese, non c’è speranza per nessuno.

Non chiamiamoli sciacalli…. i veri sciacalli se ne sentirebbero offesi nella loro dignità.

P.S: Certamente hanno ragione a protestare gli amministratori locali dei piccoli centri abitati per essere stati equiparati ai deputati e ai consiglieri regionali: i loro introiti si ,imitano a poche centinaia di euro al mese  e, se fanno parte delle partite IVA, hanno con diritto usufruito dei 600 euro offerti dal governo.

 

La bimba di Hiroshima

Stavo guardando su LA7  il documentario “HIROSHIMA”, in cui alcuni superstiti raccontavano l’orrore dell’inferno scatenatosi quel 6 agosto di 75 anni fa con il lancio della bomba atomica sulla loro città.

Il documentario non è ancora finito, ma io non ho potuto più continuare a guardarlo: ho dovuto cambiare canale. I testimoni parlavano e piangevano al ricordo di quei momenti e io mi sentivo chiudere la gola dall’angoscia….. decine di migliaia di persone letteralmente disintegrate in una frazione infinitesimale di secondo, una città ridotta a polvere, i superstiti lacerati nelle carni, ustionati, attoniti alla ricerca di un po’ d’acqua ….bere le gocce di pioggia nera intrisa della polveBomba di Hiroshimare originata da tutto quanto era evaporato alla temperatura di 4mila gradi….. In quel fungo c’era tutto quel che restava di un’intera città e dei suoi abitanti…

HO cercato sulla rete qualche autore che abbia parlato di quella tragedia e ho trovato questa poesia di NAZIM HIQMET: “La bimba di Hiroshima”


“Apritemi sono io…
busso alla porta di tutte le scale
ma nessuno mi vede
perché i bambini morti nessuno riesce a vederli.

Sono di Hiroshima e là sono morta
tanti anni fa. Tanti anni passeranno.

Ne avevo sette, allora: anche adesso

ne ho sette perché i bambini morti non
diventano grandi.

Avevo dei lucidi capelli, il fuoco li ha strinati,
avevo dei begli occhi limpidi, il fuoco li ha fatti di vetro.

Un pugno di cenere, quella sono io
poi il vento ha disperso anche la cenere.

Apritemi; vi prego non per me
perché a me non occorre né il pane né il riso:
non chiedo neanche lo zucchero, io:
a un bambino bruciato come una foglia secca non serve.

Per piacere mettete una firma,
per favore, uomini di tutta la terra
firmate, vi prego, perché il fuoco non bruci i bambini
e possano sempre mangiare lo zucchero.”

Si deve accogliere l’appello del poeta: tutti dovremmo firmare  perchè non ci sia mai più un’altra Hiroshima, anzi dovremmo tutti chiedere che le spese militari di ogni stato del mondo siano azzerate e che con quei soldi  si pensi a dare una vita dignitosa ai tanti poveri di questo mondo.

 

Con lo sguardo al 2100.

Ieri sera ,”Quark” ha fatto un servizio molto interessante su una ricerca demografica prodotta da un ente internazionale di cui non ricordo il nome. Studiando l’andamento delle variazioni demografiche degli ultimi anni, è stato possibile fare delle proiezioni (diverse dalle previsioni, in quanto la proiezione dà per scontato che la tendenza attuale si mantenga inalterata nel tempo, cosa che non è affatto certa).

Secondo quelle proiezioni, nel 2100 (cioè fra 80 anni, quindi in un futuro prossimo), l’Italia vedrà la sua popolazione ridotta a 28 milioni di abitanti, contro gli attuali 60 milioni circa, quindi gli Italiani saranno meno della metà di quelli attuali; anche la Cina, che arriverà a a contare 750 milioni di abitanti, vedrà dimezzata la sua popolazione.  Quella africana invece  aumenterà rapidamente  e la sola  Nigeria raggiungerà gli 800 milioni.

Davanti a queste ipotesi non si può non restare perplessi: si può dire che l’emergenza più preoccupante per il nostro paese sia quella demografica e che ci si dovrebbe preoccupare assiduamente di creare le condizioni perché le famiglie possano serenamente pensare a mettere al mondo più di un figlio (io ne ho avuti tre e sono contenta di aver fatto la mia parte) e questo presuppone anche un aiuto perché le donne non siano costrette a lasciare il lavoro per mancanza di nidi o scuole per l’infanzia con rette accessibili.

Per altri paesi europei, diceva il servizio, le prospettive sono meno tragiche, visto che da tempo hanno praticato una più saggia politica per l’immigrazione.

Come già detto, si tratta di proiezioni…..bisognerà fare in modo che la tendenza segni una svolta decisiva o tra poco le sparute schiere dei nostri nipoti non riusciranno più a  mantenere non solo i propri figli, ma anche una schiera sterminata di nonni e bisnonni dalla vita sempre più lunga.

Altra prospettiva potrebbe essere quella di avere una popolazione più colorata di quella attuale, dove gli italiani doc saranno come le proverbiali mosche bianche.

 

Meglio Bolsonaro?

Con 2,4 milioni di contagi e 87mila morti, il Brasile del negazionista Jair Bolsonaro è l’epicentro della pandemia, insieme agli Stati Uniti. A preoccupare, l’aumento drammatico dell’infezione tra alcuni fra i  gruppi più vulnerabili della popolazione, come gli indigeni e i residenti delle favelas. La gestione governativa della crisi è oggetto di forti critiche. Oltre un milione di operatori sanitari ha denunciato il presidente alla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità e genocidio per non avere sufficientemente protetto i cittadini.” (da Avvenire)

I vescovi brasiliani denunciano la grave situazione in cui si trova il loro paese per colpa di un governo federale che non ha preso alcun provvedimento contro la pandemia che sta falcidiando la popolazione. Alla voce della Chiesa brasiliana si è unita quella dei sanitari di quel paese che hanno denunciato Bolsonaro a un tribunale internazionale per la evidente incapacità di affrontare l’emergenza da COVID-19.

In Italia. al contrario, ci si sta stracciando le vesti per il prolungamento dello stato di emergenza, che implica l’ “insostenibile” obbligo di portare una mascherina nei luoghi chiusi e il mantenimento delle distanze di sicurezza, come se questo ledesse indelebilmente la libertà  personale, come se fosse solo un tentativo di imporre un’assurda dittatura (!!!) e si arriva anche a lanciare  appelli  per indurre  la gente a scendere in piazza.

Forse questi italiani, che, visto il gradimento di Conte e del suo governo, spero siano una minoranza, gradirebbero avere come primo ministro uno come Bolsonaro che propone come ricetta solo il fatto ineluttabile che tanto prima o poi si deve morire.

Si sperava che la pandemia ci avrebbe fatti diventare tutti più buoni, più umili, più saggi, invece assistiamo a rigurgiti di volgarità oscena, di ignoranza abissale e di presuntuosità stucchevole.

Di questo, parte della responsabilità va data anche agli scienziati o presunti tali che parlano troppo e che dovrebbero sapere che nella scienza è anche possibile dire”non abbiamo ancora certezze” invece di sfornare oracoli contrastanti tra loro un giorno sì e l’altro pure; ma gran parte della confusione dilagante va attribuita a cinici calcoli  di squallidi politici senza scrupoli, che pur di avere un po’ di visibilità non esitano a mettere a rischio la vita della gente.

 

 

Risveglio burrascoso.

Bomba d'acqua a Milano

 

 

 

 

 

 

Erano le cinque questa mattina, quando si sono cominciati a sentire i primi scoppi fragorosi di tuono: era  quel modo di tuonare, che tra uno scoppio e l’altro continua con un brontolio minaccioso (mia madre lo chiamava “truneina”).  Poi dopo un po’ il vento e la pioggia torrenziale hanno prodotto un frastuono assordante: sembrava che stesse accadendo il finimondo. Mi sono alzata  per controllare che non entrasse acqua da qualche finestra rimasta aperta per arieggiare le camere e il rumore era tale che temevo si stesse abbattendo sulla casa una tromba d’aria.

Quell’atmosfera da tragedia imminente è continuata per parecchio tempo e capivo che se anche qui non stava accadendo nulla di eccezionale, da qualche altra parte doveva essersi scatenato l’inferno. E i giornali di stamattina lo hanno confermato: a Milano il Seveso è esondato e i tombini parevano geiser.

Questi fenomeni così improvvisi e violenti sono manifestazioni inequivocabili del cambiamento climatico in atto.  Non credo che possiamo permetterci di ignorare quello che sta accadendo e i governi di tutti i paesi del mondo dovranno tenerne conto nello stendere i loro programmi o il futuro sarà sempre più triste e incerto.

A un passo dall’abisso…

Dal mese di maggio u.s., è iniziato l’anno dedicato alla rilettura e alla riflessione sulla “Laudato si'”, la prima enciclica della Chiesa Cattolica dedicata all’ecologia.

Certamente l’occasione della pandemia ha indotto Papa Francesco a invitare tutti a ripensare il nostro rapporto con la Madre Terra e con tutto il creato, se vogliamo salvaguardare la possibilità di vivere su questo pianeta anche a chi ci seguirà nel prossimo futuro.

Certamente il Papa si è avvalso della consulenza di scienziati che hanno approfondito il problema e che hanno ben presente quanto sia urgente cambiare i nostri comportamenti, i nostri stili di vita, le nostre priorità in campo economico e sociale.

Ora più che mai è evidente che una piccola parte dell’umanità non può  pretendere di vivere satolla e felice se la stragrande maggioranza della popolazione mondiale soffre per povertà, mancanza di cibo e di acqua, malattie altrove debellate da tempo…. Ora più che mai è evidente che non si può continuare a consentire a pochi “potentissimi” di concentrare nelle proprie mani ricchezze enormi, di  saccheggiare le risorse della Terra  senza tener conto delle conseguenze della loro avidità.

Se dopo lo “tsunami” COVID-19 pensassimo  a ritornare a fare ciò che si è fatto fino ad ora, senza cogliere l’opportunità  che ci viene offerta per fermarci sull’orlo dell’abisso, saremmo responsabili dei disastri ambientali già ampiamente prevedibili e parzialmente già in atto e meriteremmo l’estinzione che inevitabilmente ne seguirebbe.

Meglio l’ Europa….

Questo articolo, pubblicato il 5 luglio scorso, mi era sfuggito, ma ora lo segnalo perché mi ha fatto riflettere e mi ha ispirato pensieri positivi.

È Romano Prodi che parla di come è stata affrontata la pandemia in diverse parti del mondo: in Cina e in altri paesi orientali, con l’obiettivo prevalente di preservare il bene collettivo, non si è esitato a limitare drasticamente le libertà individuali; in USA invece, per difendere queste ultime, si è trascurato l’interesse della collettività. Solo in Europa, dice Prodi, si è cercato di trovare il giusto equilibrio tra libertà individuali  e bene comune e di questo, dice Prodi, dobbiamo sentirci orgogliosi. Parlando poi a Bologna, ieri, il Professore, ha aggiunto che l’Italia deve sentirsi particolarmente fiera del modo in cui ha affrontato la pandemia, adottando provvedimenti che prima tutti avevano considerato esagerati (ricordate le prese in giro di francesi, inglesi e tedeschi? ), ma che  poi tutti hanno a loro volta adottato. Ed è stato con quei provvedimenti che l’Italia, ha detto Prodi a Bologna, ha salvato l’Europa, consentendo l’arginamento della pandemia.

Leggendo l’articolo linkato sopra, mi è venuto in mente quanto ci aveva detto don Ivano Colombo in una delle sue dotte lezioni all’UTE: in Oriente la cultura dominante è sempre stata quella di considerare l’individuo  come suddito, in Europa, grazie alla cultura greca prima, e cristiana poi, si è  messo al centro l’uomo considerato come cittadino, soggetto di diritti inalienabili

Avete visto la cometa?

Leggo che in questi giorni è visibile una stella cometa nel cielo della Lombardia in condizioni di assenza di inquinamento luminoso e in assenza di nuvole, insomma bisogna essere un po’ fortunati per poterla avvistare e contemplare.

cometaHalleyNella tradizione cristiana la cometa più conosciuta è quella della notte di Betlemme, quella che ha guidato i Magi nel loro viaggio di ricerca, ma presso molti popoli antichi le comete apparivano come fenomeni misteriosi e forieri di sciagure; lo stesso Aristotele non ne capì  nulla, ma la sua erronea teoria sugli astri con la coda resistette per duemila anni.

Ora ne sappiamo qualcosa in più, ma il fascino delle comete che vagano all’infinito nell’universo, comparendo solo per brevi periodi,  resta immutato.  Spero di poterla vedere nei prossimi giorni.