Mattine di fine inverno.

In queste mattine di marzo così luminose, con l’aria limpida e fredda, ma col sole splendente che avvolge ogni cosa, appena alzata esco fuori a guardare l’aiuola piena di fiori.

Ai piedi del cedro fanno bella mostra di sé  le primule rosa, bianche, gialle, viola, fucsia che hanno cominciato a fiorire già da tempo. Le primule sono fiori coraggiosi  che sbocciano in avanscoperta quando ancora l’inverno fa sentire il suo pugno di ferro. Poi ci sono, altrettanto impavide, le viole mammole e le viole del pensiero che spiccano tra le tantissime margherite e il verde lucente dell’erba nuova.  E’ molto bello anche vedere come giorno per giorno le gemme sui rami delle rose o su quelli del melo-nano si aprono a poco a poco, facendo intravvedere prima appena un accenno di colore, poi via via si affacciano le foglioline lucenti e morbide come seta  e ogni mattino appaiono un po’ più grandi….

È sempre commovente contemplare la vita che si rinnova e per qualche minuto dimentico le sirene delle ambulanze, le strade vuote e la solitudine di queste lunghe giornate di COVID.Una Nonna On Line

 

UTE: Memoria selvatica: anima e animale nel giardino della psiche (prof. Marco Creuso – sintesi di A. D’Albis)

Il professor Marco Creuso ci parla oggi di un argomento abbastanza complesso ma affascinante: “Memoria selvatica. Anima e animale nel giardino della psiche”. Purtroppo, viviamo in un mondo malato, in un’epoca in cui il rapporto con la natura è conflittuale. Questo rapporto malato con la natura ha avuto come conseguenza la situazione drammatica che stiamo vivendo.

Adam_et_Ève_au_Paradis_TerrestreIl professore ci spiega che all’origine non era così. Nel Paradiso terrestre il rapporto dell’uomo con la natura era idilliaco. Così sarà alla fine, quando, come dice il profeta Isaia:” Il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme”. Ma che cos’è il giardino e che cos’è la psiche? Il giardino è quello spazio protetto che circonda la nostra casa (il nostro nido) in cui ci incontriamo con la natura. Se il nostro giardino è ordinato, stiamo bene; se è disordinato, rischiamo di ammalarci. La “psiche”, poi, è diversa dall’anima, è uno spazio complesso dentro il quale possiamo far entrare la natura, è un luogo privilegiato dentro di noi, dove si formano i “pensieri”, dove l’”animale” va a incontrare l’”anima”. Il “giardino di psiche” è, dunque, quel luogo privilegiato dove anima e natura si incontrano. Dopo un lungo excursus sul concetto di “anima” da Omero alla filosofia greca con Socrate e Platone, dalla teoria della reincarnazione al Buddismo e al mito delle “Parche” della mitologia romana, il nostro professore ritorna ai nostri tempi imputando all’uomo moderno la convinzione che il mondo si conosce solo attraverso la tecnologia. Oggi, afferma il professore, dobbiamo salvarci dalla fine dell’umanità. Dobbiamo cominciare a occuparci delle cose invisibili, cioè l’anima, ma con essa dobbiamo occuparci anche degli animali, cioè la natura. Il 2020 si è aperto, dice il professore, con un cattivo auspicio: gli incendi del mese di gennaio in Australia hanno ucciso un miliardo di animali ed erano dolosi. Tutto questo, probabilmente, ha avuto come conseguenza la pandemia. Come continua a dirci Papa Francesco, è necessaria la conversione ecologica, perché “anima” e “animale” sono stati i primi abitanti della terra e se viene meno l’animale viene meno anche la connessione con l’anima. Per concludere il professore cita un detto spagnolo che dice che Dio è misericordioso perché perdona sempre, l’uomo, che è la sua immagine, se ne dimentica, e perdona solo qualche volta, la terra, invece, non perdona mai. A partire da questa prospettiva, possiamo provare a convertire la nostra visione del mondo, a guardare le cose e la stessa terra in maniera diversa. Così riusciremo a vedere in maniera diversa anche il Covid 19, non più come qualcosa di problematico, ma come un vaccino per la natura perché purtroppo il suo virus si è dimostrato essere l’uomo

Fukushima, dieci anni dopo.

Ho seguito una puntata di Atlantide su La7 sul disastro di Fukushima, accaduto 10 anni fa.

fukushima-5Il problema è ben lungi dall’essere risolto (infatti si prevede che occorreranno ancora non meno di 30/40 anni); nel frattempo, per  raffreddare gli impianti, è stata accumulata una quantità enorme di acqua contaminata, stoccata in contenitori, che ora attendono di essere svuotati, ….. ma dove?  L’unica soluzione praticabile sarebbe quella di sversare quell’acqua nell’Oceano, ma con quali rischi per l’ecosistema mondiale? Chi li può calcolare?

Dopo quel disastro, qui da noi sono diminuiti i fautori di nuovi impianti nucleari: i vantaggi derivati al Giappone dall’utilizzo dell’energia prodotta dalla centrale di Fukushima credo siano molto minori del costo della sua disattivazione…. senza contare che la capitale Tokio esiste ancora oggi solo per il malfunzionamento di una valvola che ha contribuito a raffreddare gli impianti e ha impedito che il disastro si trasformasse in un’apocalisse.

Ora non resta che sperare che per  l’acqua contaminata di Fukushima venga trovata una soluzione che non danneggi le acque degli Oceani e quindi la vita sull’intero pianeta.

 

Virus, varianti e vaccini …sfuggenti.

Torneremo in zona arancione? o rossa?

In Lombardia si va verso la creazione di mini-zone rosse, visto l’avanzare incalzante delle  varianti di coronavirus che circolano in Lombardia.

Ci saranno reazioni accese come per la chiusura delle piste da sci? E’ vero, questo ultimo provvedimento è arrivato troppo tardi, ma forse bisogna rendersi conto che a comandare per il momento è il virus con le sue varianti.

La Lombardia pare poco organizzata anche per i vaccini, visto che è così arduo accedere alle prenotazioni on line. Altrove gli ultraottantenni sanno già dove e quando potranno essere vaccinati …. qui chi è riuscito a collegarsi, dopo ore ed ore passate al computer, ha ricevuto in risposta un messaggio in cui gli si dice che riceverà un altro messaggio con le indicazioni del caso….. ottimo, direi!!!!

1 Gennaio: giornata per la pace.

Copio da Wikipedia:

«Giunga ora il Nostro saluto fraterno e paterno ed il Nostro augurio di pace, con quanto la pace deve recare con sé: l’ordine, la serenità, la letizia, la fraternità, la libertà, la speranza, l’energia e la sicurezza del buon lavoro, il proposito di ricominciare e di progredire, il benessere sano e comune, e quella misteriosa capacità di godere la vita scoprendone i rapporti con il suo intimo principio e con il suo fine supremo: il Dio della pace.»
(Paolo VI, Omelia per la prima celebrazione della «Giornata della pace», 1° gennaio 1968[2])

paceOggi si celebra la giornata per la pace, istituita da Paolo VI nel 1968, come si evince da quanto riportato sopra.

Poco fa, Papa Francesco ha esortato di nuovo il mondo a perseguire la pace, ma per costruire una pace vera non basta far tacere le armi, che pure anche in questo momento seminano morte e disperazione in tante parti del mondo.

Per costruire la pace bisogna combattere la povertà, bisogna evitare che poche persone al mondo detengano la maggior parte delle ricchezze del pianeta, bisogna riconoscere a tutti eguali diritti in nome dell’unica appartenenza all’umanità, bisogna smettere di investire in armamenti per creare occasioni di lavoro dignitoso.

Bisogna creare legami di solidarietà vera tra individui, tra gruppi, tra nazioni e prenderci cura gli uni degli altri in un clima di rispetto  per l’ambiente: uomo e natura non possono non vivere in simbiosi e dal benessere dell’una dipende il benessere dell’altro.

E’ una meta ambiziosa quella che ci propone Papa Francesco: potremo raggiungerla solo se sapremo metterci insieme, superando le barriere culturali e gli egoismi che ci dividono. Utopia? Forse sì,  ma forse è l’unica via sensata da percorrere.

 

 

L’acqua alta che non c’è.

Ecco come funziona l’informazione: questa mattina avremmo potuto sentire alla radio o in TV dell’ennesima invasione dell’acqua alta a Venezia, avremmo rivisto piazza S. Marco allagata, la gente camminare sulle passerelle, i negozi devastati ….. invece a Venezia stamattina è tutto tranquillo: il MOSE si è alzato di notte e ha fermato le acque del mare!!!

un'immagine che forse non rivedremo più...
un’immagine che forse non rivedremo più…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nessuno ne sta parlando, la cosa non fa rumore, così come non fanno rumore le cose buone che accadono nel mondo.

Forse è per questo che dedichiamo così poca attenzione e così poche risorse alla difesa del suolo e dell’ambiente: se la montagna non frana e non travolge case, ponti, strade, nessuno ci farà caso; ma se la frana costringerà a opere di soccorso imponenti e costose e mobiliterà l’opinione pubblica per giorni, allora i soccorritori e le autorità che li gestiscono avranno grande visibilità, saranno elogiati per l’efficienza e la tempestività dei loro interventi e tutto ciò significherà consenso politico, cioè voti…..

Gli organi di stampa hanno in questo una grande responsabilità, ma essi non fanno che assecondare i “gusti” del pubblico.

Noi cittadini dovremmo cambiare il nostro modo di guardare alla realtà che ci circonda e sottolineare le cose positive, oltre che denunciare quelle negative.

Per questo oggi io voglio dire: viva il Mose! Viva Venezia!

2 dicembre: Santa Bibiana

La mia amica d’infanzia N. mi ha ricordato un vecchio proverbio dialettale di cui riporto la traduzione: Per Santa Bibiana quaranta dì e una settimana …

Così dicevano i nostri vecchi e se il proverbio profetizzasse il vero avremmo brutto tempo fino a metà gennaio.  Ma ecco che, documentandomi, ho trovato che questo detto riporta un equivoco nato da una errata interpretazione della frase latina “ut Sanctae Bibianae dies, sic quadraginta dies”, la quale non alludeva alle condizioni atmosferiche ma alle ore di luce, che sono le stesse il 2 dicembre come a circa metà gennaio.

Questo mi conforta, sia perchè oggi il tempo è veramente pessimo, sia perchè mi ricorda che presto le giornate cominceranno ad allungarsi….

Poesia: Dicembre è sempre stato… (di Lars Gustafsson)

Ciò che rende più pesante il trascorrere dei giorni in questo periodo dell’anno è certamente la mancanza di luce; il buio che incombe su gran parte del giorno induce alla malinconia, porta pensieri tristi. Se è così per tanti di noi che viviamo in queste nostre zone, possiamo ben immaginare quanto diventi oppressiva la fame di luce in chi vive nell’estremo nord del mondo , in cui per mesi non si vede un raggio di sole.

Dicembre è sempre stato il mese
in cui si smetteva di esistere.
Si diventava una parentesi nel buio, o poco più.
Si accendevano lanterne, lampade e candele.
Ma era evidente
che non bastavano
contro il fiume straripante delle tenebre.
È facile capire
un messaggio natalizio
più pagano, più primitivo:
A qualsiasi costo con torce e fiaccole
riavere una luce solare
il cui ritorno non era mai scontato.

La mancanza di luce, l’assedio delle tenebre, il tentativo di vincerle con torce e fiaccole è ciò che ricorda il poeta svedese Gustafsson del suo paese nel mese di dicembre.  La gente smetteva di esistere e si spiegano così gli antichi riti  nei quali con ogni mezzo si cercava di esorcizzare la paura di non rivedere più la luce del sole.dicembre svedese