Restare umani.

Questa pandemia che ci costringe alla lontananza, forse ci fa riscoprire il valore dei rapporti umani …

E’ questo che pensavo ieri mentre tornavo a casa dopo la messa, durante la quale una bambina del nostro gruppo ha potuto ricevere la sua prima Comunione essendone stata impossibilitata ai primi di ottobre, quando l’hanno ricevuta  tutti i suoi compagni.

Lei era emozionatissima, fino alle lacrime,nel sentirsi citare in vari momenti della messa. Fortunatamente molti suoi amici e amiche avevano capito l’importanza di esserle vicini in quel momento e hanno partecipato numerosi alla messa e alla comunione. Forse in altri tempi molti sarebbero andati fuori città per il weekend  e non avrebbero ritenuto importante essere presenti. Invece ieri c’erano con il loro affetto e la loro empatia.

Alla fine del rito, tutti si sono affollati accanto alla loro amica per farle festa e fare foto ricordo.

A volte si è portati a credere che i bambini di oggi siano diversi da quelli di ieri, perchè distratti da videogiochi insulsi e da una tecnologia onnipresente, ma forse questa pandemia, che li ha costretti davanti ai computer per ore, ha fatto scoprire a tutti, e in particolare ai bambini, i limiti degli strumenti tecnologici.

Siamo arrivati alla saturazione e stiamo dando loro  il giusto peso: sono certamente utili, direi addirittura  preziosi in queste circostanze, ma non possono trasmetterci il calore  e la bellezza degli incontri reali.

Forse riusciremo a restare umani, come sono rimasti umani i nostri bambini.

Rockettari in erba.

Giovanni e Gioele amano molto la musica e, se ascoltano un brano rock, eccoli mimare con impegno ed entusiasmo le mosse dei musicisti che con i loro strumenti riescono a produrre sonorità veramente audaci e penetranti.

E allora li vedi satellare a ritmo di musica o manovrare senza pietà un’immaginaria chitarra elettrica.

Giovanni nel suo primo anno di scuola, in tempi di COVID, non può certo dimostrare questo suo lato artistico, viste le rigide regole di distanziamento, ma Gioele è alla scuola materna e lì c’è qualche libertà in più, così, quando la mattina la maestra dà inizio alle lezioni con qualche minuto di baby-dance ecco che Gioele le si affianca e fa da modello ai suoi compagni. Ma non si limita ai soli movimenti: lui ha anche imparato il testo del brano e canta dimostrando ottima intonazione e ottimo senso del ritmo.

Per questo ieri si è meritato una stella da applicare sul grembiulino e uno squisito, enorme lecca-lecca come miglior canterino della classe.

Avremo in famiglia un acclamatissimo show-man? Chi vivrà, vedrà.

Parlando di vocali.

Giovanni è in prima elementare e, anche se il COVID ha complicato la sua vita di scolaro, trova che alcune cose siano interessanti….

Si stava parlando della vocale “O” e delle parole che cominciano con quel suono;  Giovanni, che da tempo si è appassionato alla lettura di “Siamo fatti così”, ha detto:- O ..come organo! –

La maestra forse non si aspettava una risposta di questo genere e ha chiesto:- Chi mi sa dire il nome di un organo?:

  • Vasi del sistema linfatico!! – risponde prontamente Giovanni, che una volta tornato a casa dice alla sua mamma:- La maestra ha capito che so un sacco di cose!!-

Ma noi, invece, lo sapevamo già da tempo …

Povera Lucia!

I contagi crescono in Italia a ritmi vertiginosi, ma altrove, nel mondo, le cose non vanno meglio, anzi direi che vanno molto peggio.

Governare in tempi di pandemia non è cosa facile: si devono affrontare situazioni del tutto nuove e si devono cercare risposte altrettanto nuove,  e possibilmente rapide, con la certezza che molti ne resteranno danneggiati e che questi potrebbero scatenare la loro rabbia sulle piazze.  Ma il virus non sente ragioni e obbedisce all’unica legge che la natura gli ha assegnato: moltiplicarsi  ….

Tra i nostri ministri nell’occhio del ciclone c’è il ministro dell’istruzione Lucia Azzolina, che non vuole la chiusura delle scuole, forse ricordando come in primavera tutti lamentavano che le scuole chiuse erano la chiara testimonianza di come il governo avesse ignorato i bambini e i giovani. Molti si stracciavano le vesti perchè coi figli a casa i genitori non sapevano come conciliare la loro cura e le necessità del lavoro, altri ponevano l’accento sui danni che un lockdown prolungato poteva arrecare all’istruzione e al benessere psicologico dei nostri bambini, per non parlare delle inevitabili carenze della didattica a distanza e dell’emarginazione di chi non poteva accedervi.

Forse la signora Azzolina oggi ricorda tutto questo e non vuole chiudere le scuole, ma proprio per questo molti chiedono la sua testa….che fatica fare il ministro…

La pace? non la conosco.

Che cosa è  la pace? – Sembra una domanda banale con una risposta molto ovvia.

Ma se a porre questa domanda è un bambino del Sud-Sudan (come in questo articolo) o dell’Afghanistan o della Cecenia allora la domanda diventa come un lampo che squarcia il buio che avvolge tragedie senza fine…. Vi sono paesi nel mondo in cui molti adulti e tutti i bambini sono nati e vissuti mentre intorno a loro imperversavano distruzioni, massacri e violenze di ogni genere e non sanno cosa voglia dire la parola “pace”, non l’hanno mai sperimentata. Loro non sanno cosa voglia dire sentirsi al sicuro e vivono costantemente nella paura …. pochi giorni fa 12 bambini in Afghanistan sono morti sotto le macerie della loro scuola colpita dai bombardamenti.

Secondo me, ha avuto troppo  poca eco l’evento che ha visto in Campidoglio l’incontro dei capi delle più diffuse religioni del mondo; tutti insieme hanno pregato per la fine di tutte le guerre  che continuano ad affliggere tanti popoli.

Le guerre sembrano tanto più assurde oggi, mentre la pandemia, che colpisce indistintamente tutti i paesi del mondo,  dovrebbe farci sentire più che mai tutta la nostra fragilità e dovrebbe farci capire quanto sia irrazionale e demenziale contrapporci gli uni  agli altri per meschini interessi economici  invece di combattere tutti insieme contro le piaghe della fame, della povertà e contro l’invisibile nemico subdolo che ci sta assediando.

La Prima Comunione al tempo del COVID

La cerimonia era prevista per Maggio, ma il COVID ha mandato tutto a monte, così domani i bambini del IV anno di catechismo di  Arcellasco faranno la loro prima Comunione.

In questi mesi molti di loro sono cresciuti tantissimo e i vestiti preparati la primavera scorsa non andavano più bene, perciò ci è voluto un bel pomeriggio di prove per poter assicurare a tutti l’abito adatto.

Le disposizioni governative di sicurezza ci hanno poi imposto di calcolare il numero di posti disponibili, di assegnare a ogni famiglia due posti per i genitori e 4 per i parenti e tutti questi avranno un gettone di diverso colore da presentare all’ingresso agli incaricati dell’accoglienza. I posti in chiesa sono stati assegnati in anticipo e saranno contrassegnati da cartellini nominativi. I bambini dovranno indossare sempre la mascherina e potranno toglierla solo per il momento della Comunione.

prima comunioneDue giorni fa abbiamo fatto le prove  perchè i bambini sappiano bene cosa fare e come muoversi mantenendo le distanze di sicurezza: sono stati tutti bravissimi nonostante l’emozione che si leggeva sui loro volti.

Spero che tutti questi preparativi non li distolgano dal significato più profondo del momento  che stanno per vivere e spero anche che la giornata di domani  sia  per loro e per le loro famiglie un bel giorno, da ricordare sempre con piacere e tenerezza.

Sparaelastici… che divertimento!

Lo sparaelastici….non ricordavo più che cosa fosse, ma ieri mattina …

Papà Paolo era andato al supermercato e aveva visto tra i vari articoli, un sacchetto pieno di elastici, che gli ha riportato alla mente i giorni ormai lontani della sua infanzia e lo ha acquistato.

sparaelasticiA casa si è procurato due pezzi di legno nella legnaia; con chiodi e martello, due mollette da bucato e un po’ di nastro adesivo ha preparato due perfette armi per sparare gli elastici; questi però devono essere scelti della lunghezza adatta alle dimensioni del “fucile” per non essere troppo lenti nè troppo tesi.

Il funzionamento è semplice: si deve  innescare l’elastico tra il chiodo sulla punta dell’arma e la molletta posta all’altra estremità poi basta premere per far aprire la molletta e l’elastico parte proprio come un vero proiettile.

Giovanni e Gioele, erano entusiasti di questa invenzione del loro papà e, dopo aver imparato a farla funzionare, ci hanno giocato molto a lungo con grande divertimento.

Credo che per Giovanni e Gioele sia stato un momento non solo divertente, ma anche educativo: potrebbero aver capito che non servono giocattoli costosi e sofisticati per divertirsi, a volte basta un po’ di fantasia.

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Un amico, che onora questa pagina con frequenti visite, ha inviato questo commento che mi piace inserire qui di seguito:

Era il gioco della nostra età e della piazza Mercato. Ogni stagione aveva il suo gioco, ma questo era valido in ogni tempo.
In primavera il Giro d’Italia disegnato sul “cementone della piazza e si “correva” con i tappi delle bibite, appesantiti con lo stucco o altro materiale idoneo per renderlo più stabile e più veloce nei lunghi rettilinei. Seguiva naturalmente il Tour de France.
In estate si giocava con il “piramidino” (trottola) fatto dal papà artigiano di uno degli amici o venduti da mia madre (interesse di famiglia) che veniva colpito con una frusta. Le biglie, le figurine. Sempre e rigorosamente in piazza.
In estate per i più grandi c’era il “carrello”: un pianale in legno di 50×90 cm., attrezzato con un manubrio fornito di una ruota (cuscinetto a sfera) rialzato per un 15 cm. circa, e dietro con le ruote a livello inferiore come sopra.
Loro potevano, oltre che correre in piazza spinti dagli amici, andare a fare la discesa (già asfaltata) sopra al cimitero.
Il traffico non era così caotico come oggi. C’era anche il gioco degli archi, fatti con le bacchette degli ombrelli rotti, e le frecce in legno con la punta arrotondata.
Non mancava il gioco del pallone (palla un po’ più grossa di quella del tennis) che ci vedeva “concorrere” con la furbizia dei “Vigili”, che arrivavano all’improvviso, sequestravano la palla o ce la bucavano. Allora appostavamo una vedetta che ci avvertiva dell’arrivo e, dopo aver fatto sparire “il corpo del reato” in un cortile, continuavamo a giocare con
un piccolo sasso: purtroppo più pericoloso della palla per le vetrine che si affacciavano sulla piazza.
Poi altri giochi dove potevano giocare piccoli e grandi, maschi e femmine. Era una piazza “all’avanguardia”.

 

 

Partenze.

E’ ormai finito un bellissimo mese di Agosto, vissuto in compagnia dei miei nipoti Davide e Samuele, che hanno potuto anche incontrare i cuginetti più piccoli.

E’ stato un mese movimentato, che ha visto questa casa ritrovare le risate,  le grida scherzose di altri tempi.

DSC05957E’ incredibile come questi quattro bambini/ragazzi che si vedono un paio di volte l’anno siano capaci di mettersi in sintonia in pochi minuti e organizzare giochi che li vedono tutti coinvolti allo stesso modo, piccoli e meno piccoli. Il capro espiatorio di questi giochi sono sempre i cuscini del divano che vengono ammonticchiati in vari modi, mentre i cuccioli d’uomo vi  si aggrovigliano l’uno sull’altro: Gioele il più piccolo è sempre quello che occupa il posto più in alto, riuscendo ad arrampicarsi fino alla sommità della piramide. Tutto questo naturalmente avviene tra grida e risate a non finire.

Un altro gioco che ha riscosso molto successo è stato quello delle pistole ad acqua: grazie al gran caldo di certi giorni ho consentito loro di inzupparsi reciprocamente e vi si sono dedicati con entusiastico zelo  fino alla doccia finale.

La cosa più bella è vederli insieme e trarre reciproco vantaggio dalla loro vicinanza. Peccato che possano incontrarsi solo così di rado, ma io spero che il ricordo dei momenti passati insieme resti sempre nei loro cuori e sentano sempre di poter  contare l’uno sull’altro.

a Linate Foto da Diana Catellani (1)Qui la foto del momento dei saluti all’aeroporto.