Quando le tradizioni non hanno più senso.

Questo caso verificatosi a Bologna, suscita alcune domande: può un genitore imporre tradizioni che una figlia rifiuta? Si può vivere in un paese straniero pretendendo di mantenere tradizioni del paese in cui si è nati? Può un giudice separare i figli da genitori che non ammettono il dissenso dei figli da usanze sentite ormai estranee e opprimenti?

Per me la risposta alle prime due domande è “No”, mentre la risposta all’ultima è “Sì”.

Il giudice di Bologna ha preso la decisione giusta: le figlie di quella coppia di genitori, pur “brave persone”, rischierebbero di vivere in perenne conflitto. Non si può pretendere che delle ragazze giovani vivano e si comportino in modo tale da essere percepite come delle aliene dalle proprie coetanee. Chi viene nel nostro paese deve sapere che esistono dei limiti anche alla patria potestà, limiti invalicabili  dettati dal diritto e dalle leggi e chi pensa di avere potere di vita e di morte sulle proprie figlie non può pretendere di vivere qui.

 

Farsi i fatti propri o prendersi cura?

Diversi episodi di bullismo  feroce (tra cui questo) sono stati denunciati dalla stampa in questi giorni.  Gruppi di ragazzini  si coalizzano per tormentare e torturare la vittima presa di mira, che, minacciata, non può fare altro che subire violenze inenarrabili…..

Mi chiedo se sia possibile che certe cose accadano senza che nessuno intorno se ne accorga: possibile che tra i coetanei nessuno sappia di questi abusi? Possibile che nessun adulto sia mai presente anche solo di passaggio quando un ragazzino viene appeso nudo da un ponte o quando viene tenuto a catena come un cagnolino e trascinato per le vie del paese?

Forse molti sanno ciò che accade, ma preferiscono non immischiarsi, farsi i fatti propri, fare finta di non vedere e non sapere altrimenti ci si sentirebbe in dovere di fare qualcosa, di denunciare, di mettersi nelle grane….Tra questi vigliacchi ci sono forse persone con figli o insegnanti …

C’è chi ha detto che il male peggiore del mondo di oggi è l’indifferenza e ha ragione…Dovremmo guardare ogni bambino, ogni ragazzo, come se fosse nostro figlio e prendercene cura in caso di difficoltà.

 

Giornata della Memoria e dell’Impegno

Domani , 21 marzo, si celebrerà a Locri il Giorno della Memoria e dell’Impegno, per ricordare le vittime innocenti delle varie mafie che infestano il nostro paese e per richiamare tutti noi ad un impegno costante contro la corruzione, l’illegalità e la criminalità.

Fino a poco tempo fa ci si poteva anche illudere che il problema della mafia fosse relegato a qualche zona ben delimitata del nostro paese, ma penso che ora nessuno ormai possa credere di vivere in un’oasi immune da contagio mafioso: la mafia si espande silenziosamente a macchia d’ olio inseguendo il denaro e facendosi strada attraverso la corruzione.

Dobbiamo tutti rispondere al richiamo del Presidente Mattarella, di Don Ciotti e di Libera per dare una prospettiva di futuro a questo nostro paese e ai nostri giovani.

AGGIORNAMENTO: la partecipazione alla manifestazione di Locri è stata imponente e questo ci consente di sperare, anche perchè erano tanti i giovani in piazza. Se si uniscono le forze nessun obiettivo è irraggiungibile, nemmeno quello di battere le mafie.

 

 

Adolescenti e genitori.

Non posso credere che un un figlio arrivi a progettare di uccidere il padre e la madre senza aver dato prima segnali di grave turbamento.

E’ vero che l’adolescenza è l’età più difficile nel corso della vita, è   vero anche che spesso i ragazzi si chiudono a questa età e che diventa arduo capire i loro sentimenti, le loro paure, le loro angosce, ma se le parole diventano inutili, credo che sia sempre possibile “leggere” altri segnali di disagio….i segnali che vengono dal comportamento, dagli atteggiamenti, dalle compagnie frequentate …..E una volta colti questi segnali , possibile che non si possa fare nulla?

Ma forse un genitore sottovaluta il disagio del figlio (o della figlia) perchè lo vede sempre frapponendo fra sé e la persona che gli sta davanti , l’immagine di quel bimbo fragile e dolce che ha tenuto tra le braccia tante volte…..o forse, peggio, i genitori troppo presi dal “tirare avanti la baracca” non riescono a capire la muta richiesta di aiuto che a un certo punto i figli rivolgono loro, magari mascherata da atti di ribellione aperta ….

Quello dei genitori è sempre stato il mestiere più difficile e si sbaglia comunque agli occhi dei propri figli, ma se con umiltà ci si mette in ascolto, qualche errore si può evitare o almeno si può sperare di  rimediare a quelli eventualmente commessi.

Superficialità: colpa grave.

Imprecisioni e superficialità sono forse peccati veniali e non meritano i rigori della legge, ma non si possono perdonare a chi vuole governare una città come Roma: questa è in sintesi la storia dell’ex- sindaco di Roma. Marino infatti è stato assolto dal suo giudice, ma pur riconoscendo la sua buona fede, possiamo perdonargli di aver fatto naufragare la sua giunta sotto i colpi della magistratura, per la sua faciloneria? Può permettersi di essere superficiale chi ha ricevuto il mandato di governare una città complicatissima e sa di essere sotto la lente di ingrandimento delle opposizioni? Io direi di no e tutto sommato è un bene che Marino si sia dimesso.

D’altra parte però mi chiedo se la magistratura non possa esperire tutti gli accertamenti possibili PRIMA di mandare sotto processo un cittadino : possibile che le imprecisioni e le superficialità non potessero essere certificate in tempi brevi? Si sarebbe risparmiato un processo e i magistrati avrebbero potuto impiegare meglio il loro tempo…. o no?

Perchè tanti procedimenti giudiziari a carico di politici vanno poi a finire in un nulla di fatto? Non sono forse un po’ superficiali anche i magistrati inquirenti?

 

 

Le mondine.

Oggi su Rai3 ho seguito un’interessante trasmissione che parlava degli scioperi delle mondine nei primi anni del novecento.
Mi sono ricordata immediatamente di una vicina di casa di quando ero piccola: era andata in Piemonte a fare la mondina e al suo ritorno aveva le gambe completamente martoriate da piaghe e punture di insetti e raccontava episodi che testimoniavano la vita durissima di quei 40 giorni. Quelle donne stavano immerse nell’acqua sotto il sole, a combattere contro sanguisughe, bisce e zanzare e a sera dovevano accontentarsi di un pagliericcio per dormire: queste condizioni di lavoro le hanno indotte a combattere con estrema determinazione contro lo sfruttamento, ottenendo il riconoscimento di diritti, come le otto ore e la parità di salario con gli uomini, che altre categorie conseguirono solo molto più tardi.

Molto eloquente è la testimonianza che ho trovato in questo sito e che riporto qui di seguito:

Lei era una locale, una mondina del posto, nelle risaie ci è andata appena terminata la quinta elementare e ha continuato fino all’avvento dei diserbanti. Racconta «Avevo dieci anni, mi presero per portare le botticelle d’acqua alle ragazze che lavoravano, poi ho cominciato anch’io a mondare. Facevo un’ora in meno, perché davo una mano a pelare le patate e a pulire le verdure in cucina». I ricordi di Rosa sono ricordi di sanguisughe che si attaccavano alle gambe, di bisce d’acqua repellenti, di insetti che mordevano provocando un bruciore fortissimo. Le sue parole somigliano al copione di un film «Le forestiere, come le chiamavano tutti, scendevano dai treni che arrivavano soprattutto dall’Emilia, poi salivano sui carri per andare alle cascine. Lì firmavano il contratto e ricevevano un cappello per il sole e il chinino contro la malaria. A noi locali bastava un’ora di bicicletta ed eravamo sul posto di lavoro». Quanto guadagnava una mondina? Rosa scuote la testa e si lascia andare a un sospiro eloquente «Cinque lire e un chilo di riso per dieci ore (negli anni ’50, ndr). La fatica era tanta, ma c’era anche tanta allegria. Nei quaranta giorni si vedevano centinaia di donne piegate sulle piantine con i cappelli in testa. Lavoravano e cantavano in coro. Durante la sosta del pranzo le forestiere raccontavano pettegolezzi e fatti divertenti sui loro paesi. Venivano in risaia per guadagnare soldi e per starsene un po’ lontane da casa». Cosa si mangiava a pranzo e a cena ? «Riso, riso, riso. Pasta la domenica, ogni tanto la frutta raccolta sugli alberi. Il brodo fatto con le ossa del maiale, che ricordava il sapore della carne, era un lusso. La sera, chi non andava a dormire correva a ballare. C’era sempre una fisarmonica che suonava, e ai ragazzi del posto le mondine piacevano molto. Li vedevi passare tra le risaie in bicicletta e in lambretta, guardavano le forestiere, ci parlavano, davano appuntamento. Molte si sono sposate e sono rimaste qui».

C’è chi dice no….

Sparatoria in strada a Napoli per punire tre venditori immigrati che rifiutano di pagare il pizzo alla camorra e una bimba viene ferita insieme ai tre venditori.

Saranno gli immigrati, spesso clandestini, a iniziare la ribellione contro la protervia dei camorristi? E perchè i Napoletani non si uniscono a loro? Perchè non li imitano isolando i malviventi e spezzando quella ragnatela che li intrappola ?

Potrebbe essere una buona occasione per cominciare a cambiare volto a una città che potrebbe ritornare ai fasti di un tempo, per le potenzialità turistiche, culturali, artistiche e umane che racchiude in sé.