Segnalo questa questa intervista di “AVVENIRE”a una scrittrice turca . E’ interessante perchè ci dà notizie di prima mano sul suo paese recentemente sempre più inquieto e in particolare ci illustra la condizione delle donne turche oppresse sì dalle leggi del paese, ma ancora di più dalla mentalità predominante. La scrittrice afferma che saranno le donne a cambiare le cose nel suo paese, se solo sapranno essere solidali tra loro….ed è quello che ci auguriamo tutti.
Le donne e il voto del ’46.
Copio e incollo da questo sito questo brano di un’intervista a una delle poche superstiti tra le donne che hanno votato per la prima volta nel 1946:
…. La battaglia delle donne italiane per il diritto di voto era cominciata già nel secolo precedente. Nel 1912 c’era stato un appello al parlamento firmato anche da Maria Montessori che chiedeva il voto per le donne. L’appello non ricevette una risposta. Sempre in quell’anno un gruppo di donne di Montemarciano in provincia di Ancona provarono a iscriversi nelle liste elettorali e la loro richiesta, inizialmente accolta, fu poi cancellata da una sentenza della cassazione. …Poi dalla fine del 1944, dopo la liberazione di Roma, si costituì un comitato formato dai movimenti femminili dei partiti del comitato di liberazione nazionale – quindi comuniste, socialiste, democristiane, liberali, democratiche del lavoro, più delle donne repubblicane insieme a due associazioni, la Fildis, federazione italiana diplomate degli istituti superiori, e all’alleanza per il suffragio. Dopo aver raccolto le firme in una petizione, il comitato si rivolse al comitato di liberazione nazionale per chiedere che venisse stabilita la possibilità per le donne di votare già nel 1946. Dopo varie discussioni alla fine il governo invitò le donne con una circolare a iscriversi alle liste elettorali, erano vent’anni che non votava nessuno, e così le donne poterono votare alle amministrative nella primavera del ’46 e poi al referendum di giugno sulla monarchia e per l’elezione dell’assemblea costituente.
Mi sembra utile rivedere queste notizie, perchè a quanto pare c’è un po’ di confusione anche tra chi si propone come leader di formazioni politiche. Posso aggiungere al ricordo e alla testimonianza di Marisa Rodano , che anche mia madre era tra quelle donne che nel ’46 entrarono in cabina elettorale per il referendum istituzionale e con lei c’ero anch’io che stavo per nascere.
Mia madre ricordava che c’era un po’ di eccitazione tra le donne per quell’avvenimento: tutte si rendevano conto che si trattava di un momento storico: per la prima volta veniva riconosciuta alle donne la dignità di cittadine a pieno titolo!!! Nel suo racconto non mancava però una nota ironica: si diceva in paese (ma forse era solo una leggenda nata dalla contrapposizione piuttosto accesa tra i partiti in stile Don Camillo e Peppone) che una donna , uscita dal seggio elettorale andasse manifestando a gran voce la sua soddisfazione per aver cancellato con una croce il simbolo del partito avversario….!!!!
UTE: Storia (la donna nel novecento) e Filosofia (l’abécédaire di Gilles Deluze)
Nel momento in cui l’Austria il 28 luglio del 1914 dichiara guerra alla Serbia, si è in piena estate e le femministe (suffragette si diceva allora) sono in vacanza, godendo di un momento in cui ritengono che la loro lotta per il voto stia dando i primi risultati, infatti è prevista la loro partecipazione al voto nelle elezioni comunali che si svolgeranno in Francia nel 1916.
Il 1914 che doveva essere l’anno delle donne diventa invece l’anno della guerra e tutti i discorsi di emancipazione vengono accantonati.
Dopo il fallimento delle operazioni di attacco dell’esercito tedesco che dovevano portare alla guerra-lampo, seguono 4 anni di estenuante guerra di posizione e in questo periodo anche le donne danno il loro apporto nelle mense, come infermiere, ma anche nelle fabbriche per poter mantenere i propri figli in assenza dei mariti al fronte. In Germania, al momento dell’assunzione delle donne, si fa loro firmare in bianco anche la lettera di licenziamento: alla fine della guerra quei posti di lavoro verranno assegnati agli uomini. In Inghilterra le donne lavorano anche nelle fabbriche di armi , mentre in Serbia e in Russia vengono arruolate nell’esercito e vengono mandate anche in prima linea.
In Inghilterra, dove si è costituito un esercito ausiliario, si arriva a squalificarle con studi pseudo-psicologici ben e si diffondono molti sospetti sulla moralità delle donne.
Tuttavia è in questo periodo che esse riescono ad accedere alle scuole (anche all’Università) tradizionalmente riservate agli uomini, sia come studentesse che come docenti.
Nel 1917 in Francia le donne entrano nel governo.
Anche la moda cambia radicalmente : scompare il busto e le gonne si accorciano per consentire una maggiore libertà di movimento.
Con la fine della guerra le donne vengono licenziate.
Durante la Seconda Guerra Mondiale , dopo l’occupazione della Francia Settentrionale, nel Sud viene proclamata la Repubblica di Vichy sotto il governo di Pétain, che vuole portare avanti un discorso di ricostruzione morale della Francia: vengono abolite molte libertà personali, si propaganda l’idea che la donna è per sua natura votata alla maternità e ha il dovere di amare il marito (che però non ha lo stesso dovere). Le donne che rifiutano la maternità sono corrotte o frivole. E’ qui che nasce la Festa della Mamma (in Europa).
Nella Resistenza le donne fanno da staffetta, ospitano i fuggiaschi, fanno spionaggio correndo enormi rischi, ma alla fine della guerra solo pochissime potranno entrare in politica, come invece faranno molti partigiani. (docente prof. Massimiliano Cossi)
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Il prof. Marco Creuso ci ha presentato la figura e il pensiero di uno dei più importanti filosofi del Novecento: Gilles Deluze.
Egli ritiene che la filosofia non sia un affare di pochi, ma apre la sua facoltà a tutti coloro che desiderano partecipare alle sue lezioni nell’Università di Vincennes. A un certo punto della sua vita raccoglie e sintetizza le sue opere e il suo pensiero nell'”Abécédaire” ( anche Voltaire aveva scritto il suo Dizionario Filosofico), esprimendo la volontà che venisse pubblicato solo dopo la sua morte, che avvenne nel 1988 per suicidio o incidente.
E’ il filosofo del ’68, l’anno della rivoluzione senza rivoluzione ; infatti egli sostiene (a ragione secondo me) che ogni rivoluzione finisce male . Afferma inoltre che non esiste un diritto umano naturale visto che il mondo ha assistito impassibile allo sterminio degli Armeni (e visto cosa è poi successo recentemente nella Penisola Balcanica): non ci sono strumenti giuridici che difendano questo diritto.
Alla voce GAUCHE del suo abecedario , Deluze afferma che la sinistra ha il compito di dare voce agli umili, ma che se è al potere non è più sinistra; dice che deve dare priorità alla soluzione dei problemi del Terzo Mondo, perchè solo così si possono risolvere i problemi che più ci interessano da vicino.
Il docente ha poi proseguito illustrando le voci HISTOIRE e ANIMAL facendo risaltare la grandezza del pensiero di questo filosofo, che forse molti di noi (me compresa) non avevano mai sentito nominare.
Sono state due lezioni molto interessanti e la sala gremita ha mostrato il suo gradimento con sentiti applausi.
Per Greenpeace , per l’Amazzonia…per noi…
In questi momenti stiamo sperimentando come sia impossibile prevenire catastrofi come quelle dei terremoti: possiamo solo costruire meglio per limitarne le conseguenze, ma non possiamo comandare alle placche terrestri di fermarsi.
Possiamo però fare molto in altre situazioni per evitare catastrofi ambientali e umanitarie, per questo incollo qui un appello di Greepeace:
Una centrale idroelettrica potrebbe sembrare una soluzione energetica pulita, ma non è così!
Le aziende come Siemens e General Electric, interessate alla costruzione di grandi complessi idroelettrici, hanno come unico scopo il profitto anche a scapito dell’ambiente e delle persone.
In ecosistemi così fragili, le dighe avrebbero un impatto sociale ed ambientale devastante. Per realizzarle infatti migliaia di chilometri di foresta vergine sarebbero devastati e allagati. La deforestazione e l’allagamento di materia organica produrrebbero emissioni di carbonio e metano che, liberandosi nell’aria, contribuirebbero all’aumento dell’effetto serra.
Villaggi, comunità tradizionali, piante ed animali che dipendono dal fiume sarebbero danneggiati per sempre.
Chi volesse firmare l’appello di Greenpeace può firmare Qui. Una firma non costa nulla, ma serve , se siamo in tanti, a misurare la pressione dell’opinione pubblica mondiale…..e a farci sentire non indifferenti alle sorti dell’umanità .
Impariamo da loro!
Mentre i nostri concittadini campani facevano finta di non vedere, 15 ragazzi bengalesi hanno trovato il coraggio di denunciare i loro sfruttatori. Questo significa che si può battere la criminalità, se ci si mette insieme e con coraggio si denunciano coloro che con la loro prepotenza sottomettono ai loro sporchi interessi il diritto alla vita con dignità.
La malavita organizzata è un cancro che corrode dalle fondamenta la nostra società; impariamo da questi ragazzi e non voltiamo la testa dall’altra parte, quando assistiamo a certi orrori che non hanno diritto di cittadinanza in un paese come il nostro .
Giustizia? Boh…..
Nei telefilm polizieschi americani, si mette sempre in evidenza come gli inquirenti siano preoccupati di trovare a carico dell’indaqgato prove in grado di reggere nel corso di un eventuale processo, per non spendere inutilmente i soldi dei contribuenti.
Mi chiedo perché la nostra magistratura inquirente non abbia la stessa preoccupazione, visto che in un solo giorno abbiamo saputo dell’assoluzione di Marino, ex sindaco di Roma , e di Cota , ex governatore del Piemonte. E questi non sono che gli ultimi due casi di una troppo lunga serie di politici inquisiti, sbattuti sulle pagine dei giornali , messi alla gogna e poi miracolosamente assolti.
Delle due l’una: o gli inquirenti non sanno fare il loro mestiere e sprecano i nostri soldi (oltre a intasare inutilmente gli uffici giudiziari) o i giudici sono particolarmente indulgenti coi politici….. Sinceramente non mi piace nessuna di queste due ipotesi e sarebbe anche ora di prrre rimedio a questo stato di cose.
Forum Terzo Settore.
Ieri pomeriggio in Villa Gallia a Como, sede della Provincia (ma esiste ancora?), ho partecipato a una conferenza organizzata dal Forum Terzo Settore sulla legge di riforma di tutto quanto ruota appunto attorno al Terzo Settore.
Erano presenti : l’on. Donata Lenzi, relatrice del DDL alla Camera, Attilio Rosato , Presidente dei Centri Servizi al Volontariato e Valeria Negrini , Presidente di Federsolidarietà Lombardia. Tra i presenti ho riconosciuto Luca Gaffuri , capogruppo del PD in consiglio regionale.
La legge intende portare ordine e chiarezza in un settore che si è sviluppato velocemente e in un modo piuttosto caotico. Si intendono definire le caratteristiche delle varie iniziative, che devono comunque tutte essere senza fini di lucro, in base alle loro finalità: civiche, solidaristiche o di utilità sociale. E’ la prima volta che si tenta di unificare i vari provvedimenti legislativi preesistenti in un’unica legge e si è in attesa dei decreti governativi che dovranno tener conto del lavoro svolto fin qui dagli addetti ai lavori e che dovranno stabilire le regole per :
- acquisizione della personalità giuridica;
- fare un unico codice (qui non ho ben capito di che si tratti);
- riforma impresa sociale;
- riforma servizio civile.
Qualcuno dei presenti contestava che la materia dovesse avere carattere di priorità nell’agenda del governo, ma altri giustamente , a mio avviso, sostenevano che , data l’importanza che il terzo settore ha via via assunto e dato il numero di posti di lavoro interessati (senza parlare del numero di coloro che beneficiano dei servizi erogati) era doveroso fare chiarezza, anche per porre un chiaro confine a ciò che può essere ritenuto entro i limiti del Terzo Settore e ciò che non vi può rientrare, eliminando anche gli abusi ora esistenti.
Per me che non mi ero mai occupata di certe questioni, la conferenza è stata utile e interessante, anche se la moderatrice avrebbe dovuto porre un freno alla logorrea di certi interventi. Merita certamente una nota la bellezza della seicentesca Villa Gallia , in cui si è svolto l’evento: si affaccia direttamente sul lago con i suoi splendidi giardini ; il salone in cui si è svolta la conferenza era completamente affrescato e io ho ammirato anche il soffitto ligneo a cassettoni e il gigantesco camino in marmo.
Lo sanno gli Svizzeri?
Via mail ho ricevuto questo documento…
Berna/Zurigo/Losanna, 15 settembre 2016
Il rapporto “Dirty Diesel”, pubblicato oggi da Public Eye*, svela gli abusi commessi in Africa dagli imprenditori svizzeri del settore petrolchimico.
L’esclusivo rapporto, risultato di tre anni di inchiesta, svela per la prima volta come le aziende svizzere attive nel commercio di materie prime siano implicate nei problemi del settore dei carburanti in Africa. Alcune imprese svizzere proprietarie di distributori di benzina fanno infatti affari agendo in modo vergognoso all’interno della catena di produzione e distribuzione. Nell’Africa occidentale ad esempio, le aziende Vitol, Trafigura e Addax & Oryx approfittano dei deboli standard africani per vendere carburanti di bassa qualità e realizzare guadagni a discapito della salute pubblica degli africani. Le analisi svolte da Public Eye su campioni prelevati nei distributori di benzina di otto Paesi hanno mostrato risultati scioccanti: i carburanti contengono fino a 378 volte il tenore di zolfo autorizzato in Europa. Questi prodotti contengono poi altre sostanze altamente nocive, come benzene e idrocarburi policiclici aromatici, a livelli egualmente proibiti dalle norme europee.
Public Eye dimostra che le aziende svizzere non solo vendono carburante tossico, ma addirittura lo producono mescolando diversi prodotti petroliferi semilavorati ad altre sostanze chimiche al fine di creare ciò che l’industria chiama “la qualità africana”. Questi carburanti altamente inquinanti vengono principalmente prodotti nella regione ARA (Amsterdam-Rotterdam-Antwerpen), dove gli imprenditori svizzeri dispongono di importanti infrastrutture, quali raffinerie e depositi. Le società svizzere producono in Europa carburanti che non potrebbero mai essere venduti nel vecchio continente e sono responsabili di buona parte delle esportazioni verso l’Africa occidentale di gasolio e di benzina ad alto tenore di zolfo. Diversi paesi dell’Africa occidentale esportano quindi verso l’Europa petrolio greggio di ottima qualità, ricevendo in cambio del carburante tossico.
La produzione e la vendita di carburante tossico sono illegittime e violano il diritto alla salute della popolazione africana. Secondo un recente studio dell’OMS, l’Africa è vittima del più elevato aumento di inquinamento dell’aria nelle zone urbane a livello mondiale. Le proiezioni del Consiglio Internazionale per un Traffico Pulito (ICCT) – organizzazione non governativa nata in seguito allo scandalo VW – prevedono che l’inquinamento dell’aria legato al traffico stradale causerà, entro la fine del 2030, tre volte più decessi prematuri in Africa che in Europa, Stati Uniti e Giappone messi insieme. Le malattie respiratorie rappresentano già un grande problema in questa regione ed i gas di scarico sono classificati come cancerogeni dall’OMS. Per fermare questa bomba ad orologeria, i governi africani devono adottare standard più rigorosi. I commercianti svizzeri devono invece rispettare i diritti umani in tutti i paesi nei quali operano, come indicato nei Principi Guida dell’ONU su imprese e diritti umani, in vigore dal 2011.
Nel rapporto sulla sostenibilità del 2015, il CEO Jeremy Weir annunciò che Trafigura sarebbe diventata un “leader riconosciuto in materia di responsabilità sociale delle imprese”. La società aveva espresso la volontà di ispirarsi ai Principi Guida dell’ONU. Alla fine di settembre Public Eye ed altre organizzazioni non governative dell’Africa occidentale invieranno un contenitore riempito di aria inquinata proveniente da Accra, capitale del Ghana, all’azienda ginevrina. Mediante questo simbolico “ritorno al mittente”, Public Eye invita Trafigura a rispettare la parola data, impegnandosi a vendere carburante conforme agli standard europei ovunque nel mondo.
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