Vespa ha diritto di godersi la pensione !!

Bruno Vespa a maggio farà 72 anni, visto che è del 1944. E’ in pensione , pertanto riscuoterà ogni mese il suo assegno che forse non sarà nemmeno tanto modesto….però sente il bisogno (lui!!!) di continuare a lavorare come esterno in TV in un programma di punta (ritengo anche questo moooolto ben retribuito).

Mi chiedo : visto che paghiamo il canone, perché nessuno ci chiede di cosa e di chi abbiamo bisogno noi utenti?

Chi aveva bisogno di sentire e vedere in TV il figlio di Riina? Chi aveva bisogno di sentire e vedere in TV il clan che domina la malavita romana? Chi ha bisogno di sentire e vedere in TV tante puntate di Porta a Porta dedicate ai delitti più atroci ed efferati con relativi modellini per ricostruire la scena del delitto?

Cosa possiamo imparare da trasmissioni di questo genere? Credo ben poco, anzi : dare spazio a certi personaggi è solo offensivo per tutti coloro che da essi hanno avuto motivi di sofferenze e di lutti e per tutti coloro che condividono i valori su cui è  fondata ogni società civile.

Tuttavia trasmissioni come queste sono fatte  per attirare audience e, se ci riescono, la colpa è anche di tutti coloro che al momento buono non riescono a cambiare canale.

Boicottiamo tutti “Porta a Porta” e forse anche Vespa potrà godersi in pace la sua pensione , senza più avere l’ossessione di solleticare il lato meno nobile che si trova in ognuno di noi.

Piccoli in fuga.

bambini-migranti-generiche-496716.610x431Questo articolo , che ho trovato su “Avvenire”, fa venire un gran “magone”: bambini costretti a scappare dalla loro terra per non cadere nelle mani di una criminalità spietata, che li costringe a scegliere tra una vita da assassino e una da clandestino .

Questi bambini non avrebbero il diritto di essere considerati dei “rifugiati” e quindi di entrare in un paese in cui poter vivere serenamente la loro età? O perchè si tollera che in certi paesi la gente si trovi in balia della violenza più disumana?

L’articolo parla di bambini sud-americani, ma chissà quanti sono nelle stesse condizioni (anche se forse non sempre per gli stessi motivi) nei nostri centri di accoglienza o davanti ai muri di filo spinato sorti a protezione dei nostri privilegi…..

Uno dei bambini intervistati racconta che la madre stessa lo ha spinto a fuggire, accompagnandolo all’autobus dopo avergli dato tutto il denaro che ha potuto raccogliere, e lo ha salutato senza una lacrima, sapendo che forse non lo potrà più rivedere…..Credo che dopo la partenza dell’autobus quegli occhi abbiano continuato a piangere a lungo….

Verità per Giulio.

verità-giulio-regeniDopo aver visto il proprio figlio ucciso tra torture e sofferenze inaudite , penso che una mamma non avrebbe altro pensiero se non quello di nascondersi a piangere il suo dolore, ma alla mamma di Giulio Regeni non è concesso nemmeno questo. Ieri al Senato in una conferenza stampa, con ciglio asciutto e voce ferma, ha chiesto di nuovo con forza la verità sulla morte di suo figlio. Insieme a lei il marito che con la stessa pacatezza ha parlato delle cose in cui credeva il giovane Giulio.

Io penso che nessuno avrebbe dovuto permettere a un giovane , da solo, di esporsi al rischio di sfidare il sistema di potere che governa l’ Egitto, indagando sui soprusi che in quel paese vengono quotidianamente perpetrati, tuttavia credo che la ricerca di verità sulla morte di questo giovane sia un dovere per tutti noi, non solo nei suoi riguardi e nei riguardi della sua eroica famiglia, ma anche nei riguardi di quei cittadini egiziani che si trovano esposti a quotidiani soprusi , in balia di un regime feroce.

VERITA’ PER GIULIO REGENI deve essere il grido da ripetere ogni giorno su tutti i media fino ad ottenere una ricostruzione credibile e onesta: la famiglia di Giulio se lo merita.

 

In ricordo di una donna coraggiosa…

Berta-Caceres-770x470-300x225La notizia della sua uccisione ha occupato le prime pagine solo per qualche momento, forse perchè era solo una donna o forse perchè lottava per l’ ambiente e per il rispetto dei diritti delle popolazioni indigene , che forse contano troppo poco nello scenario politico-economico mondiale.

Lei, Berta Cacères, era stata oggetto di reiterate minacce, ma nessuna scorta le era stata assegnata dal suo governo. Ufficialmente risulta uccisa nel corso di una rapina, ma quali rapinatori sparano a bruciapelo vittime immerse nel sonno ?

Rendiamo omaggio a questa donna coraggiosa, madre di 4 figli, che per preparare loro un mondo migliore non ha esitato a esporsi fino donare la propria vita.

Kimia.

KimiaIeri sera sono stata solo davanti alla TV, niente computer, niente libri o altro, e facevo zapping tra RAI1 con la partita incredibile tra Inter e Juventus, RAI4 che trasmetteva la replica di una puntata dell’ ispettore Coliandro e ogni tanto davo un rapido sguardo The Voice su RAI2.

E proprio qui tra la Carrà e gli altri mi è capitato di ascoltare Kimia, una ragazza persiana, che , dopo aver cantato una canzone della sua terra , ha parlato di quanto sia triste la vita delle donne nel suo paese e  mentre parlava si è tolta il velo. Ora lei vive a Bologna ed è incinta ed è felice di poter finalmente cantare liberamente, cosa a lei proibita nel suo paese di origine. E’ stato un momento di grande emozione per me e credo per tutti coloro che hanno assistito alla sua testimonianza.

Spero che il coraggio di Kimia dia forza a tutte le donne che sono sottoposte a discriminazione ed emarginazione in ogni paese, ma spero anche che il nostro paese sia in grado di tutelarla dalle ritorsioni dei fanatici religiosi che esistono anche qui da noi e che potrebbero vedere in lei un minaccioso esempio di rivendicazione di diritti negati da sempre.

Tecnologia vs. etica.

Ci siamo tanto indignate per le condizioni di subalternità della donna nella famiglia e nella società , ci siamo tanto battute, noi donne, all’interno dei partiti e delle istituzioni per farci riconoscere diritti e dignità di cittadine a pieno titolo e non di serie B, e ora ci dicono che possiamo accettare che donne , generalmente oppresse dalla povertà, vengano ridotte a incubatrici a pagamento !!!!

Non sempre ciò che la tecnologia consente di fare, è eticamente accettabile….

E’ eticamente accettabile usare la bomba atomica o le armi batteriologiche? Così a mio avviso non può essere eticamente accettabile che una donna diventi una macchina da riproduzione e che un bimbo sia un prodotto di strani procedimenti di laboratorio, di strane commistioni di materiale biologico…

Tanto rumore per nulla….

Ascoltando Radio 24 in cui veniva data la parola a un giudice dei minori, sono venuta a sapere che non c’è affatto bisogno di quel provvedimento che ha monopolizzato il dibattito politico per mesi e che è conosciuto come “Step child adoption”. Infatti la legge 149 permette al giudice di valutare caso per caso le richieste di adozione e non prevede nessun impedimento per assegnare un bambino a una coppia gay , se uno dei due partner ne è il genitore naturale.

Allora mi chiedo : perché tutto questo can can? Perché parlare di situazioni contro natura? Perché stracciarsi le vesti per la presunta mutilazione della legge votata dal senato?

Mi pare tutto talmente assurdo…..è solo per questioni di visibilità? Se un problema non esiste, perché insistere a lacerare l’ opinione pubblica invece di informarla in modo corretto? Perché disperdere tanto tempo e tante energie (e quindi soldi pubblici -i senatori e i deputati vengono pagati da noi) a parlare di un problema che non c’è? Siamo sicuri che il tempo dei nostri rappresentanti in Parlamento non potrebbe essere speso meglio?

E’ il caso di dire : tanto rumore per nulla….visto che sul riconoscimento delle coppie omosessuali c’era e c’è la maggioranza dei consensi.

Letture: Il patrimonio.

Come affrontare la malattia che si sa irreversibile quando si è avanti con gli anni?
Questa è la domanda su cui il libro di Philip Roth “Il patrimonio” (ed. Einaudi super ET)mi ha indotto a riflettere.
Philip Roth è un affermato scrittore americano di origine ebraica. In questo libro racconta una storia vera, autobiografica.

Philip viene a sapere che il padre, Herman Roth, ottantaseienne pieno di voglia di vivere e dal carattere forte, ha un tumore al cervello in uno stadio molto avanzato. E’ vero, qualche tempo prima aveva avuto un periodo in cui lamentava disturbi strani, ma poi erano passati e nessuno ci aveva più pensato (credo che in Italia non sarebbe accaduto!).

Ora però Philip ha l’ingrato compito di informare il padre della situazione e di ciò che i medici consigliano per affrontarla. L’intervento sembra in un primo momento la via obbligata: i chirurghi consultati parlano di un intervento di diverse ore, di una riabilitazione lunga e difficile con il distacco di chi considera tutto questo semplice routine.
Prendere una decisione è difficile, ma le circostanze consentono allo scrittore e a suo padre di superare antiche ostilità derivanti dal carattere duro del padre, che pretendeva che anche i suoi figli avessero la sua stessa tenacia e determinazione. I rapporti più frequenti per le visite mediche e i controlli offrono ai due uomini occasioni per ascoltarsi e per comprendersi meglio. E’ durante questo periodo che l’autore ha modo di riflettere sui suoi rapporti con questo padre che non ha avuto modo di istruirsi, ma che ha lottato tutta la vita con grande tenacia per consentire alla sua famiglia una vita dignitosa e ai suoi figli di poter proseguire gli studi, cosa che a lui non era stata consentita.
Lo scrittore fa a questo punto una riflessione che resta impressa: suo padre, come tanti altri nelle sue stesse condizioni, aveva speso la sua vita e le sue energie per dare un’istruzione elevata ai suoi figli e sarà proprio quella istruzione a scavare tra padre e figli un fosso sempre più ampio. Questa considerazione mi ha colpito molto perché anche mia madre, da anziana, rimpiangeva il fatto di avermi fatto studiare, perché se non lo avessi fatto sarei certamente rimasta in paese e non sarei andata a cercare lavoro altrove: l’istruzione allontana le generazioni proiettandole su sfere culturali diverse e in luoghi diversi da quelli in cui sono nati.
Dopo molti consulti e ripensamenti, alla fine si decide che, dato che l’operazione è troppo rischiosa e non dà garanzia di riuscita, tanto vale lasciare che il male, che ha progredito lentissimamente per anni, continui a fare il suo corso. Philip cura amorevolmente il padre in ogni sua necessità e arriva a proporgli una specie di testamento biologico in cui rifiuta l’accanimento terapeutico.
Naturalmente il male prosegue il suo corso e Herman morirà con la sua mano in quella del figlio.
Ho avuto esperienza di anziani affetti da gravi malattie e ho capito che molto spesso i dottori suggeriscono interventi pesanti forse pensando più ad acquisire nuove esperienze da aggiungere al proprio curriculum e alle statistiche, che al bene dell’anziano. Essere operati ai polmoni a ottant’ anni quando si ha alle spalle una vita costellata da altre malattie, non mi pare una buona idea: serve solo ad aggiungere i tormenti dell’intervento alle sofferenze del male che procederà …comunque.
Sono anche del parere che si abbia il diritto di rifiutare cure che hanno il solo scopo di prolungare una angosciosa agonia. Credo che si abbia il diritto di vivere, ma anche il diritto di morire nel modo più naturale e dignitoso possibile.