Brividi.

Mi si torce lo stomaco mentre ci penso, mi vengono i brividi, ma mi rendo conto di essere d’accordo con la Meloni!!!

L’utero in affitto, o, per dirlo meglio, la “maternità surrogata” mi fa orrore!!!

Far nascere un bambino nel ventre di una donna che accetta questa situazione dietro un compenso, togliere il neonato alla donna di cui ha sentito per nove mesi il battito del cuore, le sensazioni, positive e negative, e la  voce per essere dato a un’altra “mamma” (ma potrebbe essere un “mammo”) del tutto estranea mi pare una cosa talmente contro natura da far accapponare la pelle.

Spero vivamente che tutte le donne, indipendentemente dalle loro idee politiche, difendano la meraviglia della maternità, così come la natura ha predisposto in miliardi di anni di evoluzione.

Film: Ordinary love . Un amore come tanti.

ordinary loveUna coppia, che ha vissuto insieme una vita intera e ha superato la tragedia della morte della figlia, si trova ad affrontare una nuova dura prova: la donna, mentre fa la doccia, scopre di avere un nodulo al seno.

Dopo le visite e gli esami cui si sottopone, arriva la diagnosi: tumore al seno. Comincia così l’iter che la porta a sottoporsi alla chemioterapia, all’intervento chirurgico e alla mastectomia totale. Il marito le sta accanto in ogni momento, con affetto, pazienza e delicatezza, sopportando anche gli sbalzi d’umore della moglie. Il film ritrae i due nei momenti che molti di noi conoscono: le attese delle visite, le sedute di chemioterapia, l’ansia in attesa di un referto… I dialoghi tra loro sono quelli che nella realtà intercorrono tra due persone che stanno affrontando insieme una situazione difficile, di cui non si può conoscere l’esito, ma che sanno sostenersi mano nella mano con semplicità.

I protagonisti, Liam Neeson e Leslie Manville, sono molto bravi e interpretano il  loro ruolo con grande naturalezza, dando credibilità ai loro personaggi.

Ute: G. Pontiggia: opere – Fermi e i ragazzi di Via Panisperna.

Continuando il discorso su Gadda, il prof. Galli ha oggi parlato di alcune sue opere e in particolare di : Nati due volte”

E’ il racconto in prima persona del dr. Frigerio, il cui secondo figlio nasce gravemente spastico e nel libro sono raccontate alcune tappe della sua vita, ma anche il cammino di rinascita del padre che, superando pregiudizi, timori e sensi di colpa, arriva ad accettare la condizione del figlio e acquista una nuova  e più profonda visione dell’esistenza. I vari personaggi che compaiono nella narrazione mettono in evidenza l’inadeguatezza delle strutture scolastiche e sociali di fronte alla disabilità. Il tono è sempre ironico e satirico, anche se non mancano momenti intensamente commoventi.

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FERMI E I RAGAZZI DI VIA PANISPERNA – Grazie a Fermi e al suo gruppo di ricercatori, l’Italia è stata all’avanguardia nella fisica .

La fisica moderna nasce ai primi del ‘900 nasce con Einstein e con Max Planck scopritore della fisica quantistica. Fermi, entrato alla Normale di Pisa a diciassette anni, portò avanti i suoi studi di fisica da solo perchè in Italia non vi era alcuna facoltà di fisica moderna, scienza che era appena nata.  Date le sue capacità, gli venne assegnata una borsa di studio per andare a studiare in Germania.

Al ritorno in Italia, a soli 25 anni, gli venne assegnata la cattedra di fisica a Pisa e l’anno seguente si trasferì all’università di Roma, dove formò un gruppo di lavoro di cui facevano parte: Majorana, Amaldi, Segré , Pontecorvo. Inizialmente si occuparono di spettroscopia, ottenendo notevoli risultati, poi si dedicarono allo studio del nucleo atomico e, non conoscendo gli effetti della radioattività, maneggiarono materiali radioattivi senza adeguate protezioni : tutti ne subirono conseguenze.

Nel 1934 misero in atto esperimenti per produrre radioattività artificiale e arrivarono a produrre nuovi materiali. Per gli studi suoi e del suo gruppo, fermi ottenne il premio Nobel nel 1938, ma sono proprio di quell’anno le leggi razziali che indussero lo scienziato, sposato con una donna ebrea, a lasciare l’Italia per gli Stati Uniti, dove trovò appoggi importanti e anche gli altri suoi “ragazzi” lo seguirono. Poterono così continuare i loro studi seguendo il metodo di lavoro già sperimentato: condivisione e collaborazione.  E’ loro merito la costruzione del primo reattore nucleare.

Nel 1954 Fermi muore per un cancro allo stomaco; Amaldi, dopo un breve periodo in USA, ritornò in Italia e continuò la sua carriera universitari: i suoi testi di fisica vengono utilizzati da 70 anni in tutte le scuole superiori italiane. Majorana, forse il più geniale del gruppo, scomparve misteriosamente nel 1938 e di lui non si seppe più nulla: aveva 31 anni. Rasetti, dopo aver rifiutato di collaborare on l’industria bellica, si dedicò allo studio delle scienze naturali e morì a cento anni in Italia, dimenticato da tutti. Segré  seguì Fermi negli Usa e lì rimase come insegnante universitario  fino alla morte nel 1989; aveva partecipato alla costruzione della prima bomba atomica. Pontecorvo negli anni ’50 si trasferì in URSS, data la sua adesione al comunismo, e ivi morì nel 1993.

Grazie a questi pionieri ancora oggi la fisica italiana è tra le più avanzate nel mondo.

 

UTE: “Villincino. Storia e storie del borgo della carità”

Erba_presentazione-libro_90-anni_Ca-prina_2022-12-15-at-15.23.57Nella foto qui sopra compaiono la prof.ssa Alberta Chiesa, il dr. Roberto Andreoni, il dr. Giorgio Mauri e il prof. Emilio Galli, i quattro autori del libro “Villincino, storia e storie del borgo della carità”.

Ieri all’UTE mancava soltanto il dr. Giorgio Mauri perché impegnato in altre attività. Gli autori presenti hanno sintetizzato brevemente il contributo delle loro ricerche alla stesura del libro, che  vuole celebrare i 90 anni della fondazione Giuseppina Prina e ripercorre la storia di Villincino, le attività che vi si svolgevano un tempo e le vicende che hanno portato alla creazione della Casa di Riposo.

Dev’essere un libro molto interessante e di grande pregio, visto il valore dei ricercatori e degli storici che se ne sono occupati e visto anche che i testi sono corredati da foto rarissime  provenienti da archivi privati.

Il libro va richiesto in Casa Prina. Il suo ricavato sarà destinato ad attività di beneficenza.

In quali casi si può richiedere una visita della guardia medica?

Una mia vicina ha il marito (86 anni) ammalato da molto tempo e riconosciuto invalido al 100%; questa notte, questi forse risentiva di una probabile forma influenzale incipiente o chissà per quale altro motivo ha passato una notte molto agitata ed è caduto dal letto più volte: non si reggeva in piedi.

Questa mattina la sua temperatura era salita notevolmente e i familiari, dopo aver provato a chiamare inutilmente i medici di loro conoscenza (ed è comprensibile che non rispondessero), hanno chiamato la guardia medica : e si sono sentiti rispondere di caricare il malato (80 chili??) in macchina e di portarlo alla sede del presidio sanitario, perchè è prevista la visita domiciliare solo per persone allettate.

Io mi chiedo: se uno non si regge in piedi non è da considerarsi allettato? In queste situazioni come ci si deve comportare? chiamare l’autoambulanza e portare il malato alla guardia medica o al pronto soccorso? O è forse l’età del paziente a suggerire la mancata sollecitudine per il paziente? Non esiste più il diritto costituzionale alle cure ad ogni età?

Lo sport, che passione!

Giovanni (9 anni) si è scoperto una grande passione per lo sport. Già da alcuni anni frequenta un’associazione di atletica e ama cimentarsi nella corsa di fondo: correre gli dà gioia. Partecipa a numerose gare piazzandosi sempre  tra i primissimi della sua età.

bambini e sportOra però il suo interesse si è esteso a tutti gli sport: calcio (tramite la raccolta di figurine conosce tutti i calciatori di tutte le squadre), tennis, ciclismo, basket …. Ma non si accontenta di guardare le partite o le gare, dopo fa anche le cronache del loro svolgimento e correda il tutto con commenti tecnici !!!

Mi ha già portato due giornalini che  ha intitolato “Tutto sport” e io mi sono abbonata alla sua pubblicazione per tutto l’anno in corso…

Mi piace vederlo così impegnato e credo che questo esercizio suppletivo di scrittura possa solo fargli del bene. Io intanto sto cercando di raccogliere ogni “edizione” in un fascicolo … sarà un bel ricordo per quando sarà più grande.

Bravo, Giovanni!

UTE: Carlo Emilio Gadda e la Brianza – Russia e l’arte astratta: Kazimir Malevic

Carlo Emilio Gadda ha frequentato a lungo la Brianza, poichè il padre, commerciante di seta, all’inizio del ‘900 aveva fatto costruire una casa per le vacanze a Longone.

Era nato nel 1893 a Milano dove aveva studiato al politecnico fino a conseguire la laurea in ingegneria. Il fratello più giovane, Enrico era morto in tempo di guerra durante un’esercitazione di volo; Carlo Emilio invece, che si era arruolato volontario nel 1915, fu fatto prigioniero durante la battaglia di Caporetto e portato in un campo di prigionia in Germania.

Gadda è certamente uno dei prosatori più importanti del ‘900, ma non è di facile lettura: il suo linguaggio è spesso denso di termini tecnici, di parole prese dal latino  o dal dialetto milanese; inoltre usa diversi registri narrativi: lirico, satirico, umoristico.  La sua prosa rispecchia un po’ il suo carattere: misogino, scorbutico, avaro…

La sua opera più famosa è “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” ambientato a Roma, dove si trasferì negli anni ’60. Ma il prof. Porro ci illustra invece il rapporto di Gadda con il nostro territorio partendo da un libro intitolato “Gadda e la Brianza” in cui viene riportato ciò che il Gadda aveva scritto sulla sua casa di Longone, che egli considerava la fonte delle difficoltà economiche della sua famiglia. Ciò che il bravissimo Poggioni ci ha letto, è oltremodo eloquente su ciò lo scrittore pensava della Brianza e dei suoi abitanti che lui mal tollerava. Altra opera è “La cognizione del dolore” in cui tratta del suo tormentato rapporto con la madre, verso la quale vorrebbe manifestare il proprio affetto, ma non ci riesce perchè non sopporta le persone di cui si circonda (domestiche e contadini).

Come sempre le lezioni del prof. Porro sono molto piacevoli sia per la sua esposizione chiara e sapiente, sia per le letture del giovane Poggioni.

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KAZIMIR MALEVIC – Contemporaneo di Kandinskji, approda all’astrattismo nelle stesso periodo. Già nei primi anni del ‘900 le sue opere rivelano la volontà di staccarsi dalla rappresentazione della realtà per seguire le correnti futuriste e cubiste: la realtà è una gabbia per l’arte…

Nel 1915 pubblica il manifesto del suprematismo, che sostiene la supremazia della sensibilità pura: l’arte diventa concettuale, si avvicina alla filosofia.

Famoso è il suo quadrato nero su fondo bianco, dove la ricerca dell’essenziale diventa una porta sull’infinito. Con l’avvento dello stalinismo, Malevic, che non prenderà mai la via dell’esilio (a differenza di Kandinskji), tornerà al figurativo in ossequio ai dettami del regime, ma riuscirà sempre a mettere in ogni sua opera un segno della sua indipendenza intellettuale ed artistica.

 

Poesia per il 1° maggio: Lavoro di donna (Maya Angelou)

Ho dei bambini cui badare
vestiti da rattoppare
pavimenti da lavare
cibo da comprare
poi, il pollo da friggere
il bambino da asciugare
un reggimento da sfamare
il giardino da curare
ho camicie da stirare
i bimbetti da vestire
la canna da tagliare
e questa baracca da ripulire
dare un’occhiata agli ammalati
e raccogliere cotone.
Risplendi su di me, sole
bagnami, pioggia
posatevi dolcemente, gocce di rugiada
e rinfrescate ancora questa fronte.
Tempesta, spazzami via di qui
con una raffica di vento
lasciami fluttuare nel cielo
affinché possa riposare.
Cadete morbidi, fiocchi di neve
copritemi di bianco
freddi baci ghiacciati
lasciatemi riposare questa notte
Sole, pioggia, curva del cielo
montagne, oceani, foglie e pietre
bagliori di stelle, barlume di luna:
siete tutto quello che io posso dire mio.

Questa poesia mi fa ricordare la vita delle nostre mamme e nonne, quando la povertà era una compagna sgradita, ma inseparabile e la fatica un’oppressione quotidiana. Donne che non conoscevano le parole “ferie” o “vacanze” e che, nonostante il loro lavoro, non hanno mai avuto la benché minima indipendenza economica. Quanta gratitudine dobbiamo a loro!!!